CRITICITÀ AMBIENTALI A SESTO FIORENTINO

GRUPPO n°5: LUCIA BORELLI, CHIARA FORCONI, SABRINA GISONNI, ALICE INGRASSIA, SIMONA MELANI

INTRODUZIONE

Il termine ambiente deriva dal latino ambiens, participio presente del verbo ambire ed è inteso come “andare intorno, circondare“; per questo, ambiente si traduce con “tutto ciò che sta intorno o che circonda qualcosa”.

Dal punto di vista antropologico, l'ambiente rappresenta l’insieme delle condizioni sociali, morali, culturali, storiche ed economiche in cui un individuo vive. L’ambiente che circonda l’uomo ha dunque delle caratteristiche molto diverse rispetto a quello che circonda le altre specie viventi. Il concetto di ambiente ed il tema ambientale oggi sono centrali poiché coinvolgono tutti i settori economici, non solo il turismo e i trasporti, ma anche le stesse relazioni istituzionali. Tutto è ambiente e tutto è nell’ambiente. Solo con la tutela dell’ambiente si può tutelare l’uomo dalle criticità ambientali

DISSESTO IDROGEOLOGICO

Cos'è il dissesto idrogeologico?

Con dissesto idrogeologico si intende l’insieme dei processi che causano la degradazione del suolo e del territorio. La degradazione del suolo è provocata non solo da fattori naturali – come la conformazione geologica e geomorfologica caratterizzata da un’orografia giovane e da rilievi in via di sollevamento – ma è data soprattutto dall’attività che l’uomo svolge sul territorio come la cementificazione, la deforestazione, lo scavo di cave e ancora come l’abusivismo edilizio, tecniche di agricoltura non ecosostenibili e interventi invasivi sui corsi d’acqua con la relativa mancanza di manutenzione degli stessi.

L'Italia e il dissesto idrogeologico

In Italia le problematiche riguardanti il dissesto idrogeologico sono molto estese (basti pensare anche solo a quelli che sono i fattori naturali che caratterizzano il territorio: l’Italia è infatti un paese geologicamente giovane e tettonicamente attivo). Frane, alluvioni e valanghe sono aumentate in maniera significativa proprio a causa del dissesto idrogeologico.

FRANE

Per frana si intende lo spostamento verso il basso di materiale terroso e roccioso.

L’Italia è uno dei paesi europei sottoposto maggiormente a fenomeni franosi su tutto il territorio.

Ad oggi, le frane censite all’interno dell’inventario sono all’incirca 620.000: si tratta di oltre un migliaio di frane all’anno di cui circa un centinaio sono quelle che risultano provocare maggiori danni.

Ben il 20% del territorio nazionale risulta essere ad alta pericolosità di frana.

È all’incirca 1,47 mln la popolazione potenziale presente in territori a rischio frane. Oltre 12.5000 beni culturali sono a rischio frane.

ALLUVIONI

L’allagamento temporaneo di aree che abitualmente non sono coperte da acqua è un altro rischio con cui l’Italia deve fare i conti.

L’allagamento di queste aree può essere provocato da fiumi e torrenti (soprattutto quelli tombati che sono caratterizzati da scarsa manutenzione), laghi e mari.

La pericolosità di un territorio di essere soggetto ad alluvioni ha tre target:

1) Pericolosità alta a 5,4%

2) Pericolosità media a 10%

3) Pericolosità bassa a 14%

Alluvioni recenti e molto vicini a noi:

L'Emilia-Romagna è stata colpita da due forti alluvioni a distanza di 15 giorni. Questa regione è da anni considerata allagabile per il 45% del territorio, nonostante ciò la cementificazione continua.

Il 22 dicembre 2019 il fiume tombato a San Martino Valle Caudina esplode ed invade la piazza del comune.

La ferrovia sospesa nel nulla dopo il cedimento del terreno a Sant’Agata Sul Santerno (RA).

VALANGHE

Le valanghe sono masse di neve in movimento lungo un pendio.

È il 22,46% del territorio italiano a essere interessato dal rischio valanghe:

- area alpina, appennino centrosettentrionale e appennino meridionale.

Dissesto idrogeologico in Toscana

Neppure il territorio toscano è risparmiato dalle problematiche causate dal dissesto idrogeologico.

La provincia di Firenze è caratterizzata principalmente da catene montuose: quelle che si sviluppano a nord dell’Arno hanno una conformazione rigida, invece, quelle che si sviluppano a sud sono caratterizzate da grandi estensioni di terreni argillosi. 

La morfologia giovane di queste catene è uno dei principali fattori di predisposizione del territorio a fenomeni di dissesto, basti pensare che le aree a rischio elevato e molto elevato di frana in Toscana corrispondono al 16% del territorio. 

Anche la pericolosità idraulica risulta essere molto elevata: il 4,26% del territorio regionale è a rischio. 

Nel comune di Sesto fiorentino, zona Osmannoro, già dal 2003 è stato approvato e messo in atto un protocollo di intesa per la tutela e la prevenzione del rischio idrogeologico.

SESTO FIORENTINO

Sesto Fiorentino può essere preso ad esempio per spiegare e identificare quelle che sono le principali attività antropologiche che contribuiscono ad aumentare i rischi di dissesto idrogeologico.  

PTC - rischio idraulico a Sesto Fiorentino

Il territorio di Sesto Fiorentino è caratterizzato da un progressivo degrado del suolo che porterà presto alla desertificazione, cioè a quel processo che trasforma un terreno prima fertile in sterile. 

Una tra le principali cause di desertificazione è la cementificazione selvaggia.

Lo sviluppo economico dell'area metropolitana ha provocato un consumo di suolo e rischio idraulico.

Cos'è la cementificazione?

La cementificazione, sia essa legale o abusiva, causa la riduzione della permeabilità dei terreni e in casi estremi può essere causa di non assorbimento di pioggia nel suolo.

PTC della provincia di Firenze - Carta della periodizzazione storica La carta rappresenta il progressivo incremento ed espansione territoriale avvenuto a Sesto Fiorentino dal 1900 fino al 2006

La presenza vegetale sul territorio ha una funzione importantissima per quanto riguarda l’assorbimento di acqua: l’acqua viene parzialmente trattenuta dalla chioma degli alberi, una parte viene indotta a passare in profondità per azione delle radici mentre un’altra parte viene direttamente utilizzata dalla pianta. In altre parole la vegetazione fa si che l’acqua impieghi più tempo a raggiungere i fiumi riducendo la portata e il rischio di inondazioni.

Come è possibile vedere, però, Sesto Fiorentino ha una presenza limitata di vegetazione naturale.

La presenza di una buona copertura vegetale non solo garantisce una portata minore di acqua nei fiumi ma permette anche che i terreni non franino e che le falde d’acqua si riempiano per lungo tempo. 

Sesto Fiorentino con la sua “cementificazione selvaggia” ha un consumo di suolo di quasi tre volte la media nazionale (7,1%-20,5%).

La cementificazione è causata dall’inurbamento massiccio che provoca uno sfruttamento concentrato delle risorse naturali (soprattutto idriche), inquinamento, sottrazione di suolo alla vegetazione o all’agricoltura, spopolamento dei centri rurali, ecc.

La densità di popolazione toscana è molto elevata e solo a Sesto Fiorentino è pari a 100 - 200 ab./kmq. 

Numerose sono state le proteste dei sestesi per cercare di salvaguardare il verde e ridurre il processo di cementificazione: nel dicembre 2021 è stato manifestato contro la cementificazione nell’area ex Ginori dove sarebbero stati abbattuti oltre 158 alberi per la costruzione di un nuovo supermercato. 

Cosa fare per ridurre il rischio di dissesto idrogeologico?

Innanzitutto, bisognerebbe salvaguardare le aree verdi negando la loro cementificazione (nel 2017 era stata proposta la cementificazione del Parco della Piana andando così ad eleminare la presenza della fauna nella Piana con il rischio di distruggere le oasi naturali e gli habitat di animali come fenicotteri, aironi e gheppi). A Sesto Fiorentino sono già stati avviati dei progetti di ripristino delle aree verdi: Monte Morello, ad esempio, i cuoi alberi erano stati abbattuti per favorire il pascolo, attualmente è sottoposto a un processo di riforestazione (ricoperto da boschi di origine “artificiale”) sono inoltre stati realizzati terrazzamenti utili a ridurre il rischio di frana. Bisognerebbe, poi, cessare la cementificazione del suolo per la creazione di un nuovo aeroporto e incrementare, invece, l’agricoltura con la creazione di orti sociali a disposizione della collettività. E sempre per la comunità, bisognerebbe attuare un piano di riabilitazione degli edifici dismessi e abbandonati andando così ad evitare quel fenomeno di cementificazione selvaggia di zone ancora vegetali.


DISCARICA

Cos'è una discarica?

Discarica in Toscana, dicembre 2020

La raccolta selettiva dei rifiuti, il loro riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero degli stessi ne riducono la quantità da smaltire direttamente. Nonostante ciò, rimane una parte di rifiuti che non può essere né riusata né riciclata, spesso per via della mancanza di tecnologia allo stato attuale, e deve pertanto subire un processo adeguato di smaltimento. I rifiuti non riciclabili devono essere smaltiti nel terreno, in discariche “a cielo aperto”, opportunamente attrezzate. Una discarica, nel ciclo della gestione dei rifiuti, è dunque un luogo dove vengono depositati/stoccati e fatti marcire in modo non selezionato e permanente i rifiuti solidi urbani e tutti gli altri rifiuti, anche umidi, derivanti dalle attività umane che, in seguito alla loro raccolta, non è stato possibile riciclare, inviare al trattamento meccanico biologico (TMB) eventualmente per produrre energia tramite bio-ossidazione a freddo, o, in ultima ratio, utilizzare come combustibile negli inceneritori (inceneritori con recupero energetico o termovalorizzatori). Purtroppo, in Italia la percentuale di rifiuti indifferenziati che finisce in discarica è ancora piuttosto alta: il 21% (dati Ispra 2021) sul totale prodotto, pari a circa 6 milioni di tonnellate l’anno.

L'UE dà questa indicazione: "L'uso delle discariche per il rifiuto indifferenziato deve essere assolutamente evitato." L'Unione Europea ha tra l'altro stabilito, con la direttiva 99/31/CE, che in discarica debbano finire solo materiali a basso contenuto di carbonio organico e materiali non riciclabili: in sostanza, dando priorità al recupero, la direttiva prevede il compostaggio ed il riciclo quali strategie primarie per lo smaltimento dei rifiuti. In Italia, la legge n°36 del 13/01/2003 dispone severi requisiti tecnici e legali allo scopo di prevenire (o, quanto meno, di ridurre il più possibile) le ripercussioni negative sull’ambiente che questo metodo di smaltimento dei rifiuti inevitabilmente comporta. In particolare, con il dispositivo di legge si è cercato di ridurre l’inquinamento del suolo, delle acque sotterranee e dell’atmosfera e l’impatto sul verde ambientale, oltre ai rischi relativi alla salute pubblica. Vi sono dei requisiti che devono essere rispettati per il collocamento delle discariche, allo scopo di prevenire tali rischi di inquinamento: in primo luogo, esse devono essere situate ad una determinata distanza di sicurezza dai centri abitati, non devono trovarsi in prossimità di sorgenti di acqua potabile, fiumi, ruscelli o laghi; in secondo luogo, il terreno delle discariche deve essere stabile, senza fenomeni di sussidenza o di smottamenti.

Struttura di una discarica

La struttura di una discarica per rifiuti urbani è relativamente semplice: si tratta di una grossa fossa creata nel terreno, il cui fondo in genere è reso impermeabile dall’aggiunta di argilla e di un rivestimento di materiale plastico; queste precauzioni proteggono il terreno sottostante dalla fuoriuscita di liquami altamente inquinanti, che possono contaminare le falde freatiche e che si formano quando l’acqua piovana si miscela con le sostanze prodotte nella decomposizione dei materiali. I liquami vengono estratti da pompe posizionate all’interno della discarica e convogliati verso un impianto di purificazione. Un altro prodotto intermedio della decomposizione dei rifiuti è rappresentato dal biogas, composto prevalentemente da metano (CH 4 ) e biossido di carbonio (CO 2 ), che viene anch’esso estratto e convogliato verso un impianto per la produzione di energia elettrica, dove è usato come combustibile. I prodotti della decomposizione che non vengono diversamente riutilizzati sono bruciati direttamente con delle torce di grosse dimensioni che si trovano sulla superficie della discarica; una piccola frazione di gas tuttavia sfugge direttamente nell’aria e rende ragione del cattivo odore che caratterizza tali luoghi. Nelle moderne discariche, i rifiuti non vengono semplicemente accumulati, ma subiscono un vero e proprio processo di “coltivazione”: dopo essere stati compressi da opportune macchine a formare uno strato relativamente sottile, vengono ricoperti con del terreno, ed il processo ripetuto più volte per nuovi strati. Questo permette alla discarica di accumulare più rifiuti possibili, aumentando al tempo stesso il processo di filtrazione, che facilita il recupero dei liquami.

Tre diverse tipologie di discarica:

Discarica per rifiuti pericolosi

· discarica per rifiuti inerti (ovvero rifiuti solidi che non subiscono alcun significativo cambiamento fisico o biologico).

· discarica per rifiuti non pericolosi (tra i quali vi sono i Rifiuti Solidi Urbani o RSU)

· discarica per rifiuti pericolosi (tra cui ceneri e scarti degli inceneritori)

Tempi di una discarica. I residui di molti rifiuti, soprattutto di RSU organici, restano attivi per oltre 30 anni e, attraverso i naturali processi di decomposizione anaerobica, producono numerosi liquami (percolato) altamente contaminanti per il terreno e le falde acquifere. Poiché i tempi di degradabilità di molti materiali indifferenziati solitamente conferiti in discarica (per esempio plastica e rifiuti pericolosi) sono lunghissimi, tracce di queste sostanze potranno essere presenti fino a 1000 anni dopo la chiusura della discarica stessa: ecco perché è importante differenziarli.

Le emissioni inquinanti. Dal punto di vista dell'emissione in atmosfera di gas responsabili dei cambiamenti climatici, le discariche risultano nocive se il rifiuto non viene preventivamente differenziato (come purtroppo spesso accade). Come già detto, è scientificamente provato che i rifiuti in discarica causano emissioni ad alto contenuto di CH 4  e CO 2 , due gas-serra molto attivi; una moderna discarica deve quindi assicurare la presenza di sistemi di captazione di tali gas (in particolare il metano, che può essere usato anziché disperso in atmosfera). Le emissioni di gas possono essere ridotte o eliminate mediante tecniche costruttive specifiche e con il pretrattamento dei rifiuti: in particolare, la raccolta differenziata della frazione umida e di tutto quanto è riciclabile.

Come funziona una discarica?

Una discarica controllata moderna deve essere realizzata secondo una struttura a barriera geologica in modo da isolare i rifiuti dal suolo e in grado di riutilizzare i biogas prodotti come combustibile per generare energia. Se la discarica è progettata e costruita correttamente, i rifiuti devono comunque rimanere sotto osservazione per almeno 30 anni dopo la sua chiusura. Nel frattempo l'area è utilizzabile per altri scopi (in genere il terreno superficiale viene utilizzato per la piantumazione). Se la progettazione di una discarica è importante, non meno lo è la sua gestione: ogni discarica viene progettata per accogliere determinati rifiuti (inerti, non pericolosi e pericolosi) e quindi dovrà accogliere solo quel tipo di rifiuti. Inoltre, viene progettata per accogliere un determinato volume di rifiuti e quindi ha una vita limitata che non può essere protratta all'infinito. Una discarica ben gestita non produce molto inquinamento, anche se vi sono comunque inconvenienti come la deturpazione del paesaggio (almeno finché non viene chiusa e coperta con alberi) e la necessità di sorvegliare l'area per un certo periodo dopo la cessazione dell'attività. Purtroppo, specialmente in Italia, esistono numerose discariche abusive (inquinanti e pericolose), non controllate, spesso connesse con attività criminali che gestiscono il lucroso traffico illegale dei rifiuti.

· Gestione e controllo del biogas

Il biogas è il prodotto finale della degradazione microbica della materia organica in assenza d'aria (anaerobica) che si verifica all'interno di una discarica. Il processo di degradazione si svolge in diverse fasi, durante le quali la sostanza organica viene prima ridotta in componenti minori e successivamente trasformata in biogas, un gas composto prevalentemente di metano e anidride carbonica. Il biogas è una fonte di energia pulita e rinnovabile. Una tonnellata di rifiuti può arrivare a produrre, durante tutto il processo di decomposizione, fino a 250 m 3  di biogas. Una corretta gestione prevede analisi settimanali sulla qualità del biogas ed analisi semestrali sulle emissioni dei motori collegati ai gruppi elettrogeni.

· Come si estrae il biogas

L'estrazione del biogas (captazione) avviene mediante pozzi verticali, posizionati nel corpo della discarica e collegati mediante una rete di tubi ad un sistema di aspirazione. Mediante gli aspiratori collocati sulla piattaforma di aspirazione, il biogas viene captato dai pozzi verticali ed inviato ad una centrale di cogenerazione, quindi diretto a motori in grado di azionare gruppi elettrogeni.

· Estrazione, gestione e controllo del percolato

Il percolato, liquido che si genera in seguito a processi di lascivazione e fermentazione all'interno di una discarica, viene estratto da pozzi di captazione attraverso pompe ad immersione poste all'interno dei pozzi stessi. Una corretta gestione prevede il controllo mensile del percolato estratto. Una volta estratto, il percolato viene raccolto in cisterne di stoccaggio e successivamente inviato presso impianti autorizzati al suo smaltimento.

· Monitoraggio acque di falda

In una moderna discarica, a protezione delle falde acquifere è previsto un sistema di monitoraggio costituito da pozzi piezometrici posti lungo il perimetro della discarica.

· Biofiltro

Il biofiltro è una sorta di filtro di grandi dimensioni, riempito di compost e corteccia vegetale, utilizzato per il trattamento delle emissioni gassose provenienti dagli impianti di selezione e, soprattutto, dagli impianti di bio-ossidazione (impianti di trattamento del rifiuto organico).

Processo di recupero energia da biogas

Discarica CASE PASSERINI, SESTO FIORENTINO

Dopo questa lunga premessa, però del tutto necessaria, è giunto il momento di passare all’argomento che ci interessa in particolare in questa sede, quello della discarica Case Passerini situata nel comune di Sesto Fiorentino. Sesto Fiorentino è un comune toscano della provincia di Firenze che conta circa 50.000 abitanti. Verrebbe da dire: un numero elevato di abitanti, un numero altrettanto elevato di rifiuti. Ma andiamo a vedere più da vicino qual è il sistema di raccolta dei rifiuti che caratterizza quest’area.

Raccolta "Porta a Porta"

Il comune di Sesto Fiorentino, nel gennaio 2018 ha richiesto, ai sensi dell'art.7 del nuovo contratto di servizio, la modifica completa del sistema di raccolta rifiuti urbani ed assimilati, al fine di passare da un sistema basato principalmente su cassonetti stradali ad uno esclusivamente incentrato sulla raccolta “Porta a Porta”, con l’obiettivo di raggiungere in tempi rapidi valori superiori al 70% di Raccolta Differenziata. Nel 2018, dunque, ALIA Spa ha elaborato il nuovo progetto di raccolta rifiuti, che vede un progressivo passaggio dell'intero territorio comunale al sistema "Porta a Porta", ossia raccolta differenziata dei rifiuti presso ciascuna utenza secondo calendari e regole ben determinate da ordinanza sindacale. Il territorio di Sesto Fiorentino è stato suddiviso in 5 lotti funzionali; è previsto un calendario differente per la zona di Monte Morello.

I rifiuti del comune di Sesto Fiorentino, una volta raccolti mediante questo sistema, vengono destinati alla discarica Case Passerini, situata in via del Pantano 400; si tratta di un tipo di discarica per rifiuti non pericolosi. L’area che ospita la discarica è quella della pianura fiorentina, nella quale si concentrano diverse tipologie di attività umane, come quelle agricola e industriale, ma anche residenziale. Tale area è delimitata a nord dall’autostrada “Firenze-Mare”, a est dal canale Gavine, a sud dal Fosse Reale e dall’area produttiva dell’Osmannoro. Si tratta dunque di una zona altamente antropizzata, adiacente ad aree a vocazione industriale; in essa sono presenti l’impianto di disidratazione fanghi, l’impianto di selezione e compostaggio dei rifiuti e la discarica.

Discarica Case Passerini - Via del Pantano, 400 Sesto Fiorentino

Abbiamo già visto cos’è e come funziona una discarica, ora è necessario porre attenzione brevemente alle problematiche cui deve far fronte chi vive in prossimità di tale luogo, in particolare i sestesi. Per prima cosa, la spesa principale è a carico del Comune e consiste nel costo di trasporto (operatori e camion) dalle utenze fino alla discarica; tale costo è proporzionale alla produzione di rifiuti. È anche vero che la permanenza dei rifiuti per lunghi periodi di tempo in discarica comporta pochi oneri economici di gestione, se non ci si preoccupa dell'impatto ambientale. D’altra parte, i principali fattori di impatto nella fase di esercizio sono le emissioni sonore derivate dal funzionamento della discarica, tuttavia non particolarmente impattanti, e l’odore nauseabondo dei rifiuti in fase di decomposizione. Il traffico indotto in fase di esercizio per il trasporto da e per l’impianto può costituire per la fauna una potenziale causa di morte in seguito ad incidente; la probabilità di accadimento di tali eventi aumenta all’aumentare del traffico stradale. Tuttavia, si insisterà su un territorio già caratterizzato da una forte antropizzazione, l’impatto si ritiene dunque non significativo. Occorre poi osservare che le unità ambientali interessate dalla perturbazione presentano già un buon grado di antropizzazione e ospitano specie già parzialmente adattate alle attività umane; dunque è possibile concludere, sulla base anche dello studio di incidenza, che in fase di gestione della discarica, l’impatto determinato sulle componenti sistemiche dell’ambiente non è del tutto significativo.

Un articolo dell’11 agosto 2017 riporta per l’appunto le lamentele e il disagio di chi vive nei dintorni dell’impianto di compostaggio Case Passerini, che in seguito alle alte temperature estive segnala un perdurante cattivo odore nella zona. L’allora assessore comunale ha spiegato che “il fenomeno è tipico del processo di fermentazione che sta alla base del funzionamento dell’impianto ed è normale che si acutizzi con le alte temperature. Non ci sono pericoli per la salute dei cittadini né malfunzionamenti. ALIA Spa sta provvedendo ad arginare le emissioni odorose intensificando l’uso di essenze profumate, espediente utilizzato normalmente per mitigare il disagio olfattivo, ma al momento si confida soprattutto in un abbassamento delle temperature e nel cambio di direzione dei venti”.

Discarica abusiva a Sesto Fiorentino

Un fenomeno che preoccupa molto i sestesi è quello delle discariche abusive. Esistono, specialmente in Italia, numerose discariche abusive (inquinanti e pericolose), non controllate, spesso connesse con attività mafiose come la camorra per il lucroso traffico illegale dei rifiuti (ecomafie). In una lettera al sindaco Falchi, risalente all’ottobre 2016, il presidente degli Amici della Terra Sergio Gatteschi denuncia: “Caro sindaco Falchi, visto che sull’inceneritore che non c’è ancora si è impegnato a fondo, sarebbe meglio nel frattempo occuparsi delle discariche di casa sua”. La lettera è stata scritta dopo la scoperta nel territorio sestese di 12 discariche abusive in una sola strada. “Nonostante molti cittadini ci abbiano comunicato di averle segnalate da tempo all’amministrazione comunale”, scrive Gatteschi. Dove si trovano? “Lungo tutta via Lungo Gavine, una dozzina tra grandi e piccole”, si legge nella lettera. E si aggiunge: “Ciò significa che da lungo tempo, adesso e fino a quando non saranno rimosse, le discariche dissemineranno il terreno di rifiuti e di veleni, che scenderanno a contaminare le acque dei numerosi fossi, torrenti e falde”.

Discarica abusiva sotto il cavalcaferrovia di via del Cantone, aprile 2023

Quest'ultima foto è stata scattata nell’aprile di quest’anno da un cittadino del comune di Sesto e rende idea del degrado e della sporcizia che al giorno d’oggi ancora persistono. Si tratta di un problema segnalato più volte e che si ripete ciclicamente: una vera e propria discarica abusiva sotto il cavalcaferrovia di via del Cantone a Sesto Fiorentino. Lo stesso autore dello scatto si chiede se possa essere d’aiuto a tenere pulita l’area: proposta lodevole, ma in fondo c’è chi è tenuto a farlo ed è ben sovvenzionato dalle tasse che i sestesi sono tenuti a pagare.


ALTA VELOCITÀ

Tratta appenninica toscana dell'Alta Velocità

Il territorio di Sesto Fiorentino nel corso del tempo è stato soggetto ad una continua trasformazione dovuta alla costruzione di infrastrutture che permettesse il passaggio dell’alta velocità, le quali hanno avuto, ovviamente, un forte impatto sull’ambiente. Prima di progettare queste opere sono stati fatti molti studi per ridurre il loro impatto al minimo, ed è stato costituito, nel marzo 1999, un Osservatorio ambientale in accordo tra Ministero dell’Ambiente, Ministero dei Trasporti, Ferrovie dello Stato, TAV (poi sostituita da RFI), Regione Toscana, Provincia di Firenze e Comune di Firenze. L’Osservatorio si è espresso il 13 gennaio 2009 sul progetto ambientale di cantierizzazione con parere favorevole.

Già negli accordi della Conferenza di Servizi del ‘99 si metteva in evidenza che, a seguito dei lavori di potenziamento della linea Firenze-Bologna e del Nodo di Firenze, il traffico viaggiatori e merci avrebbe subito un sensibile incremento. Il nuovo tracciato, infatti, consente di raddoppiare la potenzialità dei treni tra le due città e di utilizzare vagoni adatti anche per il trasporto combinato (container, casse mobili, semirimorchi e camion interi); per questo si parla di linea ad “Alta Capacità”, ossia potenziamento della capacità di trasporto di merci. Il servizio ferroviario continua, dunque, a rappresentare la struttura portante dei servizi di trasporto pubblico su tutto il territorio regionale ma diventa anche un nodo centrale per il traffico delle merci. Tutto ciò dà alla Toscana un ruolo privilegiato di piattaforma commerciale plurimodale per gli scambi tra Oriente e Occidente e tra Nord e Sud del continente.

Interventi di mitigazione degli impatti e di valorizzazione ambientale

Nel luglio 2002 è stato firmato tra la Regione Toscana, il Ministero dell'Ambiente, quello dei Trasporti, Rete Ferroviaria Italiana (RFI), Treno Alta Velocità (TAV) e Regione Emilia Romagna, un accordo, comunemente chiamato  Addendum , con il quale viene integrato ed in parte modificato l'Accordo Procedimentale relativo alla tratta Alta Velocità Bologna-Firenze.

Stazione di Sesto Fiorentino

L'addendum ha previsto l'impegno, da parte dello Stato e della TAV, di 53 milioni di euro per la realizzazione, da un lato, di un insieme di interventi per il completamento, l'ottimizzazione, la razionalizzazione e l'interconnessione delle linee idriche e fognarie esistenti, dall'altro, nel quadro di un progetto complessivo ed unitario di Valorizzazione Ambientale, una serie di opere di ripristino e mitigazione, nonché di iniziative e provvedimenti volti ad ottenere:

  • Risanamento idrogeologico delle aree impattate;
  • Conservazione naturalistica dei luoghi interessati dai lavori;
  • Valorizzazione complessiva dell'area.

Questi interventi hanno riguardato anche Sesto Fiorentino in quanto il passaggio dell’alta velocità è costato dieci anni di lavori e di disagi per la città.

Acquedotti e fognature

Si tratta di una serie di interventi acquedottistici che costituiscono nel loro complesso una rete interconnessa e flessibile di approvvigionamento idropotabile a servizio delle aree sia di Firenzuola che del Mugello. Anche la rete fognaria è stata integrata estendendola a quelle aree interessate dai lavori dell'alta velocità. L'attivazione dei sistemi acquedottistici ha come obbiettivo quello di restituire all'ambiente ed in quota quelle sorgenti fino ad oggi captate ad uso idropotabile, mentre l'ampliamento della rete fognaria permette di migliorare la qualità delle acque superficiali anche se interessate da riduzioni di portata più o meno marcate e collegate ai lavori. Tra i comuni interessati, oltre a Sesto Fiorentino, ci sono quelli di Firenzuola, Scarperia, Borgo San Lorenzo, San Piero a Sieve e Vaglia.

Progetto di valorizzazione ambientale

In relazione alle risorse idriche sia superficiali che sotterranee, i firmatari dell'Addendum all'Accordo Procedimentale hanno concordato sulla necessità ed opportunità di adottare ulteriori provvedimenti nel quadro di un progetto complessivo ed unitario di Valorizzazione Ambientale, il quale deve essere comprensivo degli interventi di ripristino e mitigazione necessari nell'area di influenza dei lavori di scavo delle gallerie. Tali provvedimenti sono idonei ed atti a conseguire:

  1. Il massimo possibile di fornitura idrica per quantità e qualità necessaria, in rapporto al quadro delle attività produttive esistenti;
  2. Una riqualificazione del sistema naturale, con riferimento particolare alle aree SIC, anche attraverso interventi di regimazione delle aree di alimentazione al fine di ottimizzare la capacità di ricarica ed immagazzinamento naturale.

Si tratta sostanzialmente di interventi di conservazione naturalistica, di risanamento idrogeologico e di valorizzazione ambientale che, messi a punto anche in base ai risultati del monitoraggio ambientale in corso d'opera, riguarderanno le seguenti tipologie:  SISTEMAZIONI IDRAULICO-FORESTALI Sistemazioni con varie tipologie di opere di rimodellamento morfologico eseguite con tecniche di ingegneria naturalistica per una estensione dei bacini montani pari a circa 200 kmq secondo le localizzazioni indicate nella apposita planimetria; INVASI MONTANI Opere volte a costituire, nelle parti alte dei bacini, riserve idriche per ogni invaso pari a 20-30.000 metri cubi; RILANCI DA GALLERIA Realizzazione di 2 serbatoi alimentati dall'acqua drenata dalla galleria ferroviaria. IMPERMEABILIZZAZIONI DI ALVEI Impermeabilizzazione di zone fratturate in alveo mediante opere di sigillatura con tecniche di ingegneria naturalistica;

L'Università di Ferrara in attuazione della convenzione con la Provincia di Firenze, ha messo in atto delle operazioni di analisi delle interferenze sul deflusso dei torrenti in conseguenza del drenaggio derivante dallo scavo delle gallerie dell'Alta Velocità. La Provincia di Firenze ha inoltre predisposto un progetto di realizzazione di un primo intervento sul T. Rampolli necessario a superare, nei periodi di scarsa portata idrica, un tratto di alveo con importanti discontinuità strutturali, e a alimentare così la parte a valle del corso d'acqua.

INVASI DI PIANURA Invasi ad uso irriguo e zootecnico da realizzarsi nelle aree di pianura, in fregio ai corsi d'acqua, per scopi irrigui e zootecnici; INVASO DI GRANDE CAPACITÀ Realizzazione di un invaso di circa 300.000 metri cubi per la costituzione di una risorsa idrica strategica utilizzabile anche per la produzione di energia elettrica, da localizzarsi al di fuori delle aree interessate dall'impatto idrogeologico; Tra gli interventi che riguardano Sesto Fiorentino c’è la valorizzazione delle sorgenti storiche di Monte Morello. La zona di Monte Morello è ricca di acque sorgive e costituisce un'importante riserva idrica per il territorio circostante: numerose sorgenti e fonti si trovano proprio lungo il percorso della SP 130 Strada panoramica di Monte Morello o nelle immediate vicinanze di esso. Sono 11 le aree che sono state sottoposte agli interventi di recupero e conservazione.

Il progetto prevedeva le seguenti fasi:

1- Su ciascuna area viene effettuato un intervento accurato di pulizia attraverso la raccolta e lo smaltimento dei numerosi rifiuti presenti, il taglio della vegetazione infestante e la messa a dimora di essenze vegetali e arboree peculiari dell’ecosistema.

2- Vengono messi in opera strati drenanti capaci di garantire la captazione delle acque meteoriche e il loro allontanamento, se in eccedenza.

3- La sistemazione delle aree è completata dall’installazione di opportune recinzioni in legno.

4- I percorsi sono pavimentati con materiali ecocompatibili ed accessibili agli utenti con una ridotta capacità motoria e/o disabili oltre ad essere segnalati da una apposita cartellonistica.

5- Ciascuna area viene attrezzata con tavoli, panchine, cestini per rifiuti, anche questi realizzati con materiali ecocompatibili.

In ciascuna delle aree da valorizzare sono previste opere di miglioramento della captazione delle acque sorgive, attraverso l’asportazione dello strato superficiale, la ricerca della sorgente a contatto con il substrato litologico, la canalizzazione dell’acqua captata, fino ad eventuali manufatti per la distribuzione, presenti nelle aree come ad esempio fonti e vasche di raccolta.

Il Parco degli Etruschi

Parco degli Etruschi

Nel 2012 è stata inaugurato il “Parco degli Etruschi” un’altra delle opere di compensazione ambientale previste dagli accordi per il passaggio della linea ferroviaria ad Alta Velocità da Sesto Fiorentino. Si tratta di un’area verde pubblica con un’estensione di circa 40.000 mq che sorge sopra al tracciato della galleria sotterranea della linea Firenze-Bologna, e si sviluppa in direzione nord-sud lungo la riva sinistra del torrente Zambra, da via Fratelli Rosselli a via Gramsci.

Parco degli Etruschi

Il parco è organizzato in percorsi pedonali, ciclabili e in zone a verde anche alberate, e offre un collegamento ciclo-pedonale tra le due vie; sull’argine del torrente è inoltre presente una strada in terra battuta. All’interno del parco si trova una zona archeologica con i resti di un antico acquedotto. Per consentirne la visita è stato realizzato un percorso pedonale in quota, accessibile, che permette di osservare il manufatto archeologico da vari punti di vista.


AEROPORTO

Realizzare il nuovo scalo nella piana di Sesto significa distruggere l’unico polmone verde di tutta l’area fiorentina

-intervista per Tutto Sesto di Stefano Niccoli a Simone Guidotti, presidente del circolo sestese di Legambiente

L’ampliamento dell’aeroporto Firenze-Peretola è di fatto un progetto che divide l’opinione pubblica ed è al centro di numerosi dibattiti già da molti anni.

IL PROGETTO

Pista attuale e nuova pista

L’aeroporto di Peretola, intitolato al celebre navigatore fiorentino Amerigo Vespucci, nato a Peretola, è stato costruito nel periodo fascista e inizialmente prevedeva la pista d’atterraggio parallela all’autostrada; con il progetto attuale si ha intenzione di proseguire tale disegno con una nuova pista, parallela all’autostrada "Firenze-Mare". Questa realizzazione si porta dietro una serie di argomenti pro ma, come ci riporta Simone Guidotti, soprattutto molti contro, e quest'ultimi sono rilevanti perché presentano delle criticità ambientali che non possono passare in secondo piano.

I PRO E I CONTRO

Tra le motivazioni favorevoli ovviamente troviamo l’aumento dei posti di lavoro, in primis, per la realizzazione della pista ma anche per quanto riguarda la sua manutenzione e cura. Sicuramente l’aeroporto permetterebbe a molti turisti di raggiungere Firenze da più punti e agevolare il loro atterraggio e arrivo nel nostro capoluogo.

Tra i contro troviamo sia motivazioni di matrice tecnica sia motivazioni di impatto ambientale.

Disagi che riguardano l’influenza dei venti prevalenti A livello tecnico risulta che continuando la pista sul versante dell’autostrada si potrebbero andare a creare dei disagi riguardanti l'influenza dei venti. I venti più favorevoli di fatto sono quelli che vanno verso Monte Morello e questi aiuterebbero il decollo e non ostacolerebbero l’atterraggio, invece nel caso della pista parallela si creerebbero più problemi.

La piana di Sesto come area da preservare L’area che coprirebbe questa nuova pista, qualche decennio fa, era stata pensata come area-parco e non sarebbe dovuta essere solo l’habitat naturale di alcune specie animali, ma anche il luogo ideale per fare sport e passeggiate e agricoltura non invasiva. La piana di Sesto, dove attualmente è presente il Parco della Piana, di fatto rappresenta l’area verde del posto che è viva anche dal punto di vista faunistico. Vediamo infatti che è sempre stata un’area utilizzata come punto di sosta e transito di molte migrazioni e si giungono ad osservare 250 specie d’uccelli su 550 dell’avifauna nazionale (Lega Italiana Protezione Uccelli).                                                                               Il progetto di territorio del Parco agricolo della Piana riguarda l’insieme di aree agricole, verdi ed altre destinate ad interventi di compensazione ambientale che a partire dal Parco di Castello, previsto nel Piano Urbanistico Esecutivo (PUE) del Comune di Firenze, sono delimitate a nord dalla strada Mezzana – Perfetti – Ricasoli e a sud dal corso del fiume Arno, fino alla confluenza dell’Ombrone che segna il confine fra le province di Prato e Pistoia.

Parco della Piana

I comuni interessati sono Firenze, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Signa, Calenzano, Prato, Poggio a Caiano e Carmignano, così come individuato negli elaborati cartografici allegati alle presenti norme, a farne parte integrante. C’è da dire però che il Parco della Piana tutela un’area che obiettivamente è inglobata in un contesto modificato con un inquinamento del suolo molto importante; è stato rilevato infatti un terreno molto chimico che non consentirebbe di coltivare. Resta comunque un’area verde, un habitat da preservare.

Criticità ambientali e rischi di inquinamento

  • Una delle fonti di inquinamento causate dagli aeromobili è costituita dal rumore prodotto durante lo spostamento aereo. L’inquinamento acustico è una forma di inquinamento spesso sottovalutata che riversa i suoi effetti negativi non solo sulla salute e sulla qualità della vita delle persone ma anche sull’ambiente circostante e sugli animali. L’impatto acustico può provenire da diverse fonti tra cui il traffico veicolare, ferroviario, delle varie attività industriali, commerciali e artigianali e anche il traffico aereo. Come per il traffico ferroviario, il traffico aereo arreca disturbo alla zona limitrofa alla pista d’atterraggio e al “corridoio di sorvolo”, dove i rumori sono prodotti dai motori dei velivoli in fase di decollo e di atterraggio. L’esposizione a questo tipo di inquinamento acustico, se particolarmente intenso e prolungato nel tempo, può addirittura causare una perdita parziale o totale dell’udito. Può contribuire ad un aumento della pressione, da cui deriva un incremento dell’incidenza di malattie cardiovascolari, può causare forte stress, ansia, depressione, iperattività e disturbi del sonno. Vediamo poi che negli animali potrebbe portare al completo disorientamento e alla consecutiva morte del singolo esemplare e, in casi estremi, anche all’estinzione di una specie che troverà il suo habitat naturale compromesso. Anche le piante risentono dell’inquinamento acustico quando questo incide sugli animali che spargono polline e semi. Una tale esposizione creerebbe quindi danni non solo ai cittadini sestesi, avendo una pista molto vicina alle loro abitazioni, ma anche alle specie animali che vivono nel Parco.
  • Si stima che l’inquinamento dovuto al traffico aereo contribuisca all’aumento del riscaldamento globale del 5%. I motori degli aeromobili producono emissioni gassose: ossido di azoto (NO x ), anidride carbonica (CO 2 ), monossido di carbonio (CO), idrocarburi incombusti (HC) e altri fumi derivanti dalla combustione. Gli effetti di tali emissioni influenzano negativamente sia i cambiamenti climatici a livello globale ma anche, localmente, la qualità dell’aria e le aree circostanti l’aeroporto. Il 70% delle emissioni dell’aereo sono di anidride carbonica e  questa è uno dei gas presenti nell’atmosfera terrestre che contribuiscono al cosiddetto “effetto serra”.

Che cos'è l'effetto serra? Un processo naturale che determina in larga misura la temperatura sulla Terra. La superficie terrestre viene riscaldata dalla radiazione solare a onde corte. 

  •  Oltre al rumore e al carburante consumato, le fonti di inquinamento attribuibili al sistema di aviazione comprendono anche altri fattori inquinanti. Vediamo infatti che gli oli usati, le batterie, i residui della pavimentazione delle piste, i rifiuti alimentari e sanitari sono conseguenti alla realizzazione di un aeroporto e al suo mantenimento e determinano un impatto ambientale sul territorio che lo circonda.

IN CONCLUSIONE

L’ampliamento della pista, in conclusione, ha riscontrato per ora molte criticità e soprattutto molti voti contrari dalla maggior parte dell’opinione cittadina che fa leva sul fatto che è già presente nel territorio toscano uno scalo intercontinentale, cioè il Galilei, l'aeroporto di Pisa. Il progetto però non è stato abbandonato, si sono infatti realizzate altre proposte che cercano di limitare i danni che tale realizzazione potrebbe causare, ma ancora sono solo abbozzi, non c’è nulla di ufficiale. Come abbiamo visto questo progetto potrebbe di fatto portare molti disagi, è una realizzazione massiccia che si calerebbe in un territorio fragile che dovrebbe essere sanato, curato e preservato, invece che maltrattato o cancellato.


INCENERITORE

Premessa

Un esempio di testata giornalistica

Molto si è discusso sull’inceneritore, in particolar modo nell’ultimo decennio, in cui articoli di giornale e trasmissioni televisive sono stati il campo di battaglia prediletto per le opinioni più disparate e contrastanti al riguardo. Fra l’altro, le tematiche riguardanti la sostenibilità e lo smaltimento dei rifiuti sono state a lungo strumentalizzate dai partiti politici ai fini elettorali; un fenomeno che ha interessato tutta Italia, dalla Città eterna a realtà più piccole e vicine a noi come Sesto Fiorentino. Per comprendere con più chiarezza tali affermazioni, è necessario procedere per gradi, in primo luogo definendo e descrivendo il funzionamento di tale impianto.

Esempi di volantini

Cos’è e come funziona un inceneritore?

Un inceneritore è un impianto industriale di incenerimento, che attraverso il processo di combustione brucia i rifiuti, eliminandoli. Questo viene spesso considerato sinonimo di “termovalorizzatore”, in realtà non sono propriamente la stessa cosa poiché hanno due obiettivi diversi: uno incenerisce, l’altro “valorizza” il rifiuto producendo energia dalla sua combustione.

 Il funzionamento di un termovalorizzatore può essere sinteticamente suddiviso in 6 fasi:

1. Arrivo dei rifiuti Provenienti dagli impianti di selezione del territorio (ma anche direttamente dalla raccolta dei rifiuti indifferenziati), i rifiuti vengono stoccati in un'area dell'impianto dotata di sistemi di aspirazione, per evitare il disperdersi di cattivi odori. Mediante una gru, i rifiuti vengono depositati nel forno.

2. Combustione Il forno è solitamente dotato di una o più griglie mobili per permettere il continuo movimento dei rifiuti durante la combustione. Una corrente d'aria forzata viene inserita nel forno per apportare la necessaria quantità di ossigeno che permetta la migliore combustione

3. Produzione del vapore La forte emissione di calore prodotta dalla combustione di metano e rifiuti porta a vaporizzare l'acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, per la produzione di vapore. 4. Produzione di energia elettrica Il vapore generato mette in movimento una turbina che, accoppiata ad un motoriduttore ed alternatore, trasforma l'energia termica in energia elettrica. 5. Estrazione delle ceneri Le componenti dei rifiuti non combustibili (circa il 10% del volume rispetto al rifiuto in ingresso) vengono raccolte insieme alle scorie per poi essere smaltite in discariche speciali, mentre le polveri sottili (circa il 4% del peso del rifiuto in ingresso) intercettate dai sistemi di filtrazione, possono o essere smaltite in discariche per rifiuti speciali (in quanto estremamente nocive), o conoscere esperienze di riuso come per la produzione di calcestruzzo.

6. Trattamento dei fumi Dopo la combustione i fumi caldi passano in un sistema multi-stadio di filtraggio, per l'abbattimento del contenuto di agenti inquinanti, per poi essere rilasciati in atmosfera.

Funzionamento di un impianto di incenerimento

Pro e contro

Una corretta valutazione in termini di sostenibilità ambientale deve tenere conto degli aspetti sia positivi che negativi. Una lancia spezzata in favore di questi impianti è sicuramente quella di ridurre quantità non solo di rifiuti ma anche di discariche a cielo aperto, ma di quanto? Dati alla mano: secondo il report di ISPRA 2021 relativo agli impianti attivi (38 in Italia, collocati principalmente a nord) sarebbero 5,4 milioni le tonnellate di rifiuti urbani bruciati dagli inceneritori ogni anno, ovvero il 20% del totale.

A squilibrare la bilancia dei pro e dei contro ci sono ulteriori aspetti negativi che devono essere tenuti in considerazione riassunti in 3 punti principali:

1) la salute umana: in ogni direttiva sui rifiuti emanata dagli anni '70 a oggi viene espressamente ribadita l’importanza della tutela della salute umana. Per quanto i termovalorizzatori siano dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantire un rilascio ridotto di sostanze inquinanti, permangono dubbi sull'effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poiché le altissime temperature (anche superiori ai 1.000°C) utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle finissime che potrebbero sfuggire al controllo.

2) l’inquinamento ambientale: è indubbio che tra un termovalorizzatore e una discarica "a cielo aperto", il primo sia da considerarsi il male minore, infatti la presenza di tali impianti ha permesso una diminuzione considerevole di rifiuti accumulati. Nonostante ciò la combustione non riesce ad eliminare interamente il rifiuto, rimangono, come citato poco sopra, ceneri e polveri sottili tossiche che necessitano comunque di impianti di stoccaggio.

3) produzione di energia e costi: a seguito di un’analisi più approfondita, il rendimento della cosiddetta “valorizzazione del rifiuto” ovvero la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione, è in realtà di gran lunga inferiore ai consumi energetici necessari al processo di incenerimento; rendendo così Il termine "termovalorizzatore" inappropriato o fuorviante. Inoltre, gli impianti che bruciano rifiuti non sono considerati dell’Unione Europea come tecnologie che prevengono i cambiamenti climatici, in una parola “green” e, per questo motivo, sono esclusi da ogni finanziamento europeo.

E a Sesto Fiorentino?

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Inceneritore di Case Passerini

via del Pantano, Sesto Fiorentino (FI)

Avendo fatto la giusta premessa, è il momento di spostare l’attenzione sul nostro caso di studio: Sesto Fiorentino. A titolo esemplificativo, leggiamo il seguente articolo tratto da La Nazione:

“Firenze, 5 giugno 2020 - Inceneritore addio. Dopo anni di tira e molla, guerre a suon di carte bollate, tensioni fra enti locali, proteste di piazza, comitati, ricorsi e controricorsi, ora l’addio all’impianto di Case Passerini, a Sesto Fiorentino, è stato messo nero su bianco. Lo sancisce un protocollo d’intesa fra Regione Toscana, Ato Toscana Centro e Alia Servizi Ambientali firmato nelle scorse settimane e recepito anche in una delibera regionale (…) . Regione, Ato Centro ed Alia Spa, sono tutti chiamati a soluzioni industriali e tecnologiche alternative allo smaltimento in termovalorizzazione, riducendo i quantitativi di RSU da trattare tali e quali"

Come si evince da queste poche righe, la questione sull’inceneritore che da anni infiamma gli animi dei sestesi (in particolar modo delle sestesi) si può dire finalmente conclusa. Stando ai progetti in via di definizione, al posto dell’inceneritore, dovrà essere costruito un impianto di trattamento e recupero di rifiuti, una conquista di tutto rispetto visto la tanto sospirata transizione ad un’economia circolare. Ma come siamo arrivati a tale evento? Facciamo qualche passo indietro.                    

La “questione sestese” affonda le sue radici lontano, quest’ultima infatti costituisce il tassello di un mosaico più grande, è il risultato di un lungo processo iniziato quasi più di 50 anni fa, quando nel pieno del boom economico emersero un numero sempre maggiore di timori riguardo all’impatto della società di massa sull’ambiente, dal triplicarsi della produzione dei rifiuti alla preoccupante riduzione delle risorse. Per evitare il collasso, fu necessario attuare politiche d’intervento mirate alla salvaguardia ambientale (e umana), che si tradussero in forme normative, vediamone alcune tra le più significative:

  • prima direttiva sui rifiuti n. 442 del 15 luglio 1975: incentrata largamente sullo smaltimento e sulle “misure necessarie per assicurare che i rifiuti verranno smaltiti senza pericolo per la salute dell' uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente e in particolare senza creare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo e per la fauna e la flora; senza causare inconvenienti da rumori od odori; senza danneggiare la natura e il paesaggio” (art. 4).  E “l'importanza di favorire il recupero dei rifiuti e l'utilizzazione dei materiali di recupero per preservare le risorse naturali”, ed invitava gli Stati membri ad adottare “le misure atte a promuovere la prevenzione, il riciclo, la trasformazione dei rifiuti e l'estrazione dai medesimi di materie prime e eventualmente di energia, nonché ogni altro metodo che consenta il riutilizzo dei rifiuti” (art. 3, comma 1). Compariva, quindi, accanto alla smaltimento, un primo accenno all’importanza del recupero dei rifiuti anche ai fini della produzione di energia.
  • direttiva n. 156 del 18 Marzo 1991: sedici anni dopo pur confermando, come opzione base, al fine di “consentire alla Comunità nel suo insieme di raggiungere l'autosufficienza in materia di smaltimento dei rifiuti”, l’adozione di “misure appropriate per la creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, che tenga conto delle tecnologie più perfezionate a disposizione che non comportino costi eccessivi” (art. 5), prefigurava una scala di priorità volta a promuovere “la prevenzione o la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti”; e il loro recupero, nel cui ambito il riciclo, il reimpiego ed il riutilizzo venivano chiaramente differenziati e anteposti all’ “uso dei rifiuti come fonte di energia”;
  • risoluzione del Parlamento europeo 15 febbraio 2007: un evidente cambio di rotta si verificò il 15 febbraio 2007 quando  venne nuovamente discussa dal Parlamento europeo la normativa sui rifiuti, tutt’ora vigente a livello contenutistico, seppur con qualche modificazione. La svolta è costituita dal fatto che non si parla più di semplice “promozione”, come negli anni precedenti, ma di “priorità d’azione”; riporto qui di seguito una parte del testo della normativa sopra citata: “(…) sottolinea l'importanza centrale della gerarchia dei rifiuti, che stabilisce le seguenti priorità d'azione in ordine decrescente:

prevenzione

riutilizzo

riciclaggio materiale

altre operazioni di recupero, ad esempio il recupero di energia

smaltimento

come regola generale della gestione dei rifiuti finalizzata a ridurne la produzione e le ripercussioni negative sulla salute e sull'ambiente".

Appare dunque incontestabile che la scala di priorità da seguire releghi il recupero di energia dai rifiuti (termovalorizzatori) solo dopo azioni di prevenzione, di riutilizzo e di riciclaggio, seguito dallo smaltimento bruto in discarica. Occorre a questo punto precisare che gerarchia non significa avere margine di scelta tra le varie opzioni, ma proprio perché non si parla più di semplice “promozione” (la terminologia è vitale), per queste ultime vi è l’obbligo di considerarle seguendo l’ordine stabilito dall’UE. Se è vero che “Il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto”, è possibile ricorrere ai termovalorizzatori solo per rifiuti che non si possono evitare e non si possono riutilizzare o riciclare in base alle prime due opzioni.

Protagonismo e cittadinanza attiva

Dai tempi più remoti, leggi e obblighi da rispettare non impedirono mai ai disertori di fuggirli nei modi più disparati; anche oggi il quadro generale non è poi così mutato, come ci conferma la storia più recente. A grandi linee, una regola può essere raggirata in modo evidente e diretto, oppure, caso più pericoloso, in modo indiretto e più subdolo. Un caso di questo tipo e relativo alle normative europee sopra descritte, è proprio il D. Lgs n.196 dell’8 Novembre 2021, la tardiva risposta italiana alle direttive UE sulla riduzione delle plastiche monouso. Nel testo si legge di esoneri dal divieto europeo di messa in commercio per i “prodotti realizzati in materiale biodegradabile e compostabile o con percentuali di materia prima rinnovabile”, una deroga di cui non v’è traccia nella norma comunitaria e che depotenzia in modo irrimediabile uno dei pochi provvedimenti normativi indirizzati alla prevenzione per evitare la formazione dei rifiuti.

Foto scattate durante le manifestazioni cittadine

E’ in circostanze come queste che l’esempio di Sesto Fiorentino risulta davvero prezioso per comprendere il valore della cittadinanza attiva e l’importanza di mettersi in gioco per qualcosa in cui si crede. In quanto consumatori, siamo tutti, nessuno escluso, produttori di rifiuti e per tale ragione sta ad ognuno di noi essere protagonisti del cambiamento, partendo in primo luogo dalla nostra quotidianità. Dagli anni '90 a oggi sono stati fatti grandi passi avanti e per capirne la portata basta citare qualche dato: nel 1997 l’80% dei rifiuti finiva in discarica e la parola “raccolta differenziata” sembrava ancora un miraggio; oggi la percentuale di smaltimento in discariche è scesa al 19%, mentre la differenziata si aggira intorno al 64%. Che questi dati non bastino è confermato dall’emergente crisi climatica, ma siano almeno di incoraggiamento per i più cinici e spia di una comunità più responsabile e lungimirante.

"Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare." -ERNEST HEMINGWAY

CREDITI

PTC - rischio idraulico a Sesto Fiorentino

PTC della provincia di Firenze - Carta della periodizzazione storica La carta rappresenta il progressivo incremento ed espansione territoriale avvenuto a Sesto Fiorentino dal 1900 fino al 2006

Discarica in Toscana, dicembre 2020

Struttura di una discarica

Discarica per rifiuti pericolosi

Processo di recupero energia da biogas

Raccolta "Porta a Porta"

Discarica abusiva a Sesto Fiorentino

Discarica abusiva sotto il cavalcaferrovia di via del Cantone, aprile 2023

Tratta appenninica toscana dell'Alta Velocità

Stazione di Sesto Fiorentino

Parco degli Etruschi

Parco degli Etruschi

Pista attuale e nuova pista

Parco della Piana

Un esempio di testata giornalistica

Esempi di volantini

Funzionamento di un impianto di incenerimento

Foto scattate durante le manifestazioni cittadine