Sesto Fiorentino e le sue aree verdi: il PARCO DELLA PIANA

Agliati Sofia, Banditori Chiara, Buoncompagni Marta, Chiti Francesca, Ruffo Alice Jennifer, Talini Viola, Zagorianskaia Natalia


IL PODERE LA QUERCIOLA ED IL PARCO DELLA PIANA.

Coordinate di Georeferenziazione: 43.824028562864974, 11.17422387577559

Secondo Lorenzo Falchi, sindaco di Sesto Fiorentino, il Parco della Piana è "il vuoto urbanistico per compensare i pieni". Fuori di metafora e di retorica, il sindaco intende dire che il Parco, con la sua ricchezza naturale vegetale e faunistica, rappresenta insieme all'area del Monte Morello uno dei "polmoni verdi" dell'area fortemente antropizzata e industrializzata (e per questo anche molto "problematica") di Sesto Fiorentino.

Il Parco viene definito "un vuoto" perché è, di fatto, una "striscia di terra" lasciata completamente (o quasi) al naturale, senza gli stessi edifici che ricoprono il resto del Comune. Non per questo il luogo è privo di valore: la sua importanza territoriale si lega non solo alla notevole quantità di specie naturali che ospita, ma anche alla sua funzione ecologica di "area verde".

L'attenzione nei confronti di quest'oasi naturale è aumentata negli ultimi anni, e questo ha contribuito a migliorare sensibilmente la consapevolezza ambientale degli abitanti di Sesto Fiorentino. Il comune, infatti, rappresenta uno snodo industriale molto importante per l'economia di Firenze, di Prato e di Pistoia, ma lo sviluppo industriale non dovrebbe danneggiare le ricchezze naturali presenti sul territorio, le quali offrono grandissimi vantaggi dal punto di vista ambientale, turistico, naturalistico ed anche economico.

Ad oggi, la gestione e la tutela del Parco sono affidati al  Circolo Legambiente di Sesto Fiorentino.  

UN PO' DI CARTOGRAFIA...

Immagine tratta da La piana di Sesto Fiorentino e il suo Parco, di S. Guidotti, Apice Libri, Sesto Fiorentino, 2018.

Immagine tratta da La piana di Sesto Fiorentino e il suo Parco, di S. Guidotti, Apice Libri, Sesto Fiorentino, 2018.

Immagine tratta da La piana di Sesto Fiorentino e il suo Parco, di S. Guidotti, Apice Libri, Sesto Fiorentino, 2018.


LA STORIA DEL PARCO.

In realtà, il nome di "Parco della Piana" si riferisce ad un'area ben precisa all'interno della zona del Podere la Querciola, che si estende in tutto per 56 ettari. A costituire il Parco in senso stretto è quella parte di territorio acquistata dal Comune di Sesto Fiorentino nel 2008. Gli abitanti di Sesto, comunque, sono soliti riferirsi all'intera zona con il nome di "Parco della Piana" o semplicemente di "Parco".

La storia del Parco comincia verso gli anni '90. Gli anni '90 del secolo scorso hanno visto l'area della piana di Firenze-Prato-Pistoia riempirsi sempre di più di complessi industriali: in questo periodo sono sorti o si sono ulteriormente espansi i distretti industriali di Capalle, Calenzano, Osmannoro (FI) ed i Macrolotti 1 e 2 (PO).

A seguito di questa grandissima espansione urbanistica ed industriale, gli abitanti di Sesto iniziarono a sentire il bisogno di un'area verde che tutelasse la qualità dell'aria e della vita nel Comune, e che non venisse a sua volta ricoperta di edifici e di strade come il resto del Comune. In questo senso il Parco è un "vuoto che compensa i pieni", come lo ha definito il sindaco Falchi (supra).

Nonostante questo, però, il Parco ha iniziato a ricevere un'adeguata tutela solo in anni recenti. Particolarmente importanti sono stati, a questo proposito, i contributi della Giunta Rossi negli anni 2010-2015, anche se l'idea del Parco come elemento ordinatore del territorio risale originariamente alla Giunta regionale Martini. Molti obiettivi sono stati raggiunti grazie all'impegno costante dell'Assessora Anna Marson, delegata all'Urbanistica, Pianificazione del territorio e Paesaggio.

La storia del Parco della Piana è dunque lunga qualche decennio: la situazione odierna è frutto di un lungo percorso di ascolto e di coinvolgimento dei cittadini di Sesto, grazie ad importanti figure dell'amministrazione regionale e locale, tra cui la già nominata Anna Marson e il Garante della Comunicazione Regionale Morisi.


IL TERRITORIO, IL PAESAGGIO, LA FLORA e LA FAUNA.

Il territorio della piana, e dunque quello dello Parco, è occupato principalmente da sedimenti alluvionali molto recenti, con qualche sedimento fluvio-lacustre. Presenta un clima temperato, con precipitazioni massime in autunno e minime in estate e con temperature che si aggirano tra i 20°C ed i 10°C. La zona è relativamente ventosa: l'andamento dei venti è mitigato e influenzato dalla presenza della catena appenninica. La parte fiorentina è più esposta ai venti di quella pistoiese.

All'interno dell'area del Parco sono presenti due laghi: il Lago della Querciola ed il Lago dei Cavalieri. Il nome di quest'ultimo fa riferimento ad una specie avicola facilmente osservabile nel Parco, il Cavaliere d'Italia, che comunque non è l'unica specie ospitata dall'oasi. Nel corso dell'anno, infatti, il Parco ospita almeno 176 diverse specie di volatili stanziali e migratori. Proprio a causa di questa ricchezza faunistica, il Parco rappresenta un ambiente ideale per i fotografi naturali, sia amatoriali che professionisti.

Alcuni tra gli uccelli più diffusi nel Parco sono, oltre al Cavaliere, la Garzetta Bianca, l'Airone Cinerino, il Germano Reale.

A confine con la zona dell'Aeroporto di Peretola (letteralmente a ridosso della pista di atterraggio) è presenta che il Lago di Peretola, che oltre alle specie avicole già menzionate ospita, di volta in volta, addirittura i fenicotteri, come è stato ricordato da vari  articoli online  e di giornale:

da "La Repubblica", 28 dicembre 2019

Un Cavaliere d'Italia (Himantopus Himantopus)

Un Airone Cinerino (Ardea Cinerea)

Un branco di fenicotteri (Phoenicopterus Roseus) nel Lago di Peretola

Chiaramente, le bellissime e numerose specie avicole rappresentano il punto di maggiore interesse per i visitatori, per i fotografi e per i naturalisti, ma la ricchezza faunistica del Parco non si ferma ad esse. Nello stesso territorio risiedono, infatti, anche molte specie di mammiferi, di anfibi e di rettili.

Per quanto concerne i mammiferi, nel Parco sono presenti almeno due specie diverse di pipistrelli: da una parte il pipistrello albolimbato (che nella Piana Fiorentina risulta essere ancora piuttosto comune, attratta probabilmente dalla grande quantità di insetti che caccia di preferenza sopra laghi e canali), dall'altra il pipistrello di Savi, diffuso in buona parte della Toscana, ma meno comune della specie precedente, probabilmente per via del suo essere preda prediletta di molti felini.

Quanto agli anfibi, il parco ospita il rospo smeraldino, un anfibio di piccole dimensioni che raggiunge al massimo i 10 cm, restando più frequentemente attorno ai 7, e di colorazione variabile (ma prevalentemente verde, con screziature simili alla malachite). Questo rospo nel territorio toscano risulta assai più raro di quello comune e con un areale più limitato, dunque la sua presenza nel Parco risulta persino più preziosa.

Un altro anfibio particolarmente interessante è il tritone, presente nel Parco nella sua varietà punteggiata. Questo animale presenta arti relativamente esili, testa allungata e pelle liscia. La specie è ancora abbastanza diffusa e comune in Toscana, ma negli ultimi decenni ha subito una notevole diminuzione, soprattutto per la distruzione e il degrado dei suoi ambienti riproduttivi e vitali: nella Piana Fiorentina questo tritone è divenuto molto più raro e localizzato di un tempo e risulta relativamente più frequente solo nelle aree a vario titolo protette.

E' per simili ragioni che a partire dal 2008 il Consorzio di Bonifica dell'Area Fiorentina ha dato il via ad un progetto di salvaguardia delle varie specie di anfibi presenti nel Parco, ottenendo ottimi risultati. Grazie alla realizzazione di bacini artificiali specifici per le diverse esigenze biologiche delle specie, e alla creazione di barriere verticali intorno agli stagni per impedire il passaggio del "gambero killer" Procambarus clarki, si è riusciti a proteggere le popolazioni di anfibi e promuovere la riproduzione delle varie specie. Le barriere sono state realizzate utilizzando materiali economici come piccoli profilati in cemento, pannelli di legno o materiale plastico, e sono state nascoste con pietre per motivi estetici.

Inoltre, gli stagni possono essere utilizzati per la conservazione di piante acquatiche. Le diverse specie di piante necessitano di diverse tipologie di ambiente, in particolare di differenti livelli dell'acqua. Alcune piante sono state collocate in appositi contenitori sommersi, mentre altre hanno radicato sulla terra utilizzata per ricoprire il telo. Altre specie ancora richiedono suoli umidi, e per questo molti bacini sono dotati di sponde idonee al loro sviluppo.

La ricchezza naturale e paesaggistica del Parco deriva anche dalla flora che ospita. Nel Parco si possono osservare molti esemplari di orchidee acquatiche (Anacamptis laxiflora), di giunchi fioriti del genere Butomus Umbellatus, di speronella (Consolida regalis) e di giunchina comune (Eleocharis palustris) - sono, queste, piante tipiche di un ambiente lacustre-paludoso quale effettivamente è il Parco della Piana.

Anacamptis Laxiflora, l'orchidea acquatica

Speronella (Consolida Regalis)


IL PROGETTO DELLA "SUPERCICLABILE".

Abbiamo già detto che il parco si trova in un territorio fortemente antropizzato e urbanizzato, caratterizzato da numerosi generatori di traffico. Sesto Fiorentino è la meta giornaliere di molti pendolari (lavoratori e studenti), che per la maggior parte la raggiungono in automobile.

Chiaramente, il traffico influisce negativamente sulla qualità della vita cittadina di Sesto nonché sulla salubrità della sua aria. Il Parco, in quanto area verde, riesce a "smorzare" un po' gli effetti negativi del traffico automobilistico, ma non è del tutto sufficiente.

Per cercare di risolvere meglio il problema, nel corso degli anni il comune di Sesto si è impegnato non solo per potenziare la rete ferroviaria, ma ha anche dato via al progetto della prima pista ciclabile "Superciclabile" d'Italia - una lunghissima pista ciclabile che, passando attraverso al Parco, colleghi Prato e Firenze.

Il progetto è stato ultimato intorno al 2018. Si tratta di un progetto "sostenibile e a basso impatto, che dota il Parco di un'infrastruttura necessaria e attesa" (sindaco Falchi). La pista, una volta ultimata, collegherà Firenze, a partire da Via Ricasoli, al Centro Pecci di Prato, con solamente 30 minuti di pedalata.

La pista sarà lunga in tutto 12 km e larga 4 m, con pavimentazione in asfalto riciclato, per aumentare ulteriormente la sostenibilità del progetto. Il Comune si sta impegnando al massimo per realizzare un'infrastruttura che risulti il più utilizzabile possibile da parte della maggior parte della popolazione, in modo tale da limitare le emissioni di climalternati ed inquinanti, prodotto degli scarichi delle automobili.

Si tratta di un progetto sicuramente ambizioso, ma anche molto utile ed oculato: crediamo che esso, passando vicino o addirittura dentro al Parco della Piana, possa sensibilizzare ulteriormente le persone a proposito delle tematiche ambientali e dell'importanza delle aree verdi nei territori cittadini.


LE CRITICITA': L'AEROPORTO e L'INCENERITORE.

L'aeroporto.

L’attuale aeroporto di Firenze Peretola è un aeroporto internazionale situato nella frazione sobborgo di Peretola, nella piana compresa tra la zona di Castello e Sesto Fiorentino. Questa sede fu ritenuta favorevole alla costruzione di tale infrastruttura nel 1928. La città di Firenze era già infatti dotata, a partire dal 1910, di un campo di volo situato presso l’area del Campo di Marte, la quale fu tuttavia ritenuta inadeguata all’avvio del servizio aereo postale regolare che vi era stato pianificato. L’aeroporto di Peretola venne dunque inaugurato nell’attuale sede il 4 giugno 1931.

L'aeroporto attuale è caratterizzato da una pista situata tra Monte Morello e l’autostrada Firenze-Mare. Nel corso degli anni, la pista dell’aeroporto di Peretola ha subito numerose modifiche: da una dimensione originaria di 1000 x 60 metri, si sono raggiunti i 1400 e i 1650 metri rispettivamente nei primi anni ’80 e poi nel 1996. Nel 2006 la pista ha raggiunto la lunghezza totale di 1750 metri, tuttavia non completamente fruibili nella loro interezza a causa della presenza di ostacoli presenti sulle soglie della pista. A causa di questi ostacoli, le misure della pista sono state ulteriormente ridefinite e adattate ai criteri di sicurezza. Nel 2021 si sono verificati ulteriori lavori di ristrutturazione e di ampliamento.

Una veduta aerea dell'aeroporto, che mostra l'orientamento 5/23 della pista. I due numeri sono indicativi dell'orientamento della pista rispetto all'asse del Nord: 50° e 230°.

I primi progetti di modifica dello scalo fiorentino risalgono al 2014, quando venne presentato il primo progetto di ampliamento che prevedeva la realizzazione di una nuova pista con orientamento 12/30, “parallela convergente” all'autostrada. Questo primo progetto, definito Piano d’indirizzo territoriale (PIT), venne inizialmente approvato dal Consiglio Regionale della Toscana, ma nel 2016 fu bocciato dal TAR.

Successivamente furono presentati altri progetti, tra i quali uno di questi prevedeva la realizzazione di una pista analoga alla precedente, con revisioni dell'Enac. Questo nuovo progetto, che prevedeva lo smantellamento dell’attuale pista di Peretola, venne approvato nel febbraio 2019 dalla Conferenza dei Servizi. Pochi mesi più tardi, nel maggio 2019, il TAR ha annullato la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del ministero dopo aver accolto i ricorsi effettuati dai comuni di Prato, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Carmignano, Poggio a Caiano e Signa oltre che dal comitato “No aeroporto”.

Una delle motivazioni riportate dagli oppositori al progetto era la mancanza, all’interno del masterplan sottoposto a VIA, di un grado di dettaglio minimo e sufficiente affinché il ministero dell’ambiente potesse effettuare una corretta valutazione di compatibilità ambientale. Altro motivo di opposizione è stata l’assenza, all’interno della VIA, di una valutazione di rischio sull’impianto della Toscochimica ai sensi della direttiva Seveso. Lo stabilimento della Toscochimica rappresenta un ostacolo “insormontabile” a detta degli oppositori del progetto: risiede lungo la rotta di atterraggio, proprio a pochi metri dalla pista, costituendo così un fattore ad altissimo rischio di incidenti.

Il progetto per la pista "parallela convergente" del 2019.

Il 15 novembre 2022 si è aperto un nuovo dibattito con oggetto il nuovo Masterplan per la realizzazione del nuovo aeroporto di Firenze e per le ulteriori modifiche del Parco della Piana. Il nuovo progetto prende il nome di “Revisione progettuale del Piano di Sviluppo Aeroportuale di Firenze”, o anche “Masterplan 2035”. Il dibattito pubblico è constato di cinque incontri pubblici di cui l’ultimo risalente al 10 gennaio 2023, in seguito al quale è stato redatto un dossier con le proposte cittadine e la calendarizzazione di un iter orientato verso l’avvio dei lavori programmati per la conclusione nel 2026.

Il dibattito ha tendenzialmente avuto un duplice scopo: informare i cittadini a proposito del nuovo progetto aeroportuale e dare ai partecipanti la possibilità di esprimere giudizi ed proposte migliorative. Le osservazioni dei cittadini non saranno vincolanti, ma, alla luce della legge del 2018 che disciplina il dibattito politico, tutto ciò che emergerà dal dibattito sarà fondamentale per lo sviluppo dell’aeroporto. Lo stesso Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha, a questo proposito, dichiarato che il dibattito è necessario in nome di una “migliore compatibilità ambientale nell’aera della Piana” e di una “migliore sicurezza”.

Il nuovo masterplan prevede la realizzazione di una pista di volo di 2200 metri di lunghezza, parallela all’autostrada A11, con orientamento 11/29. Questo nuovo orientamento porterebbe la pista a diventare una “declinata convergente” anziché una “convergente parallela”, come stabilito dai progetti passati. Il nuovo aeroporto occuperebbe inoltre 215 ettari, ovvero 95 in più rispetto alla situazione attuale.

La scelta di optare per l’orientamento 11/29 è stata motivata sulla base di analisi condotte da Toscana Aeroporti Spa, che avrebbe individuato questo nuovo assetto come la soluzione migliore per quanto riguarda l’impatto ambientale, il paesaggio e il contesto territoriale: una pista 11/29 apporterebbe infatti vantaggi rispetto alle limitazioni operative di quella attuale (accessibile soltanto ad aerei di media percorrenza) e permetterebbe di attuare benefici per quanto riguarda l'inquinamento acustico sugli abitati. Lo spazio rimanente che non sarà occupato dall'infrastruttura dell'aeroporto sarà riservato per arredi urbani, zone verdi e infrastrutture cittadine (come la linea tramviaria di Sesto Fiorentino). Nei costi del progetto è incluso anche l'acquisto di velivoli ecologici.

E’ possibile informarsi costantemente sul dibattito pubblico e leggere il Masterplan 2035 su  questo sito web. 

Progetto del nuovo aeroporto di Peretola secondo il nuovo Masterplan 2035.

Il dibattito - i pro...

Dal dibattito pubblico relativo all'aeroporto, sono emersi i seguenti argomenti a favore:

  • La realizzazione di un nuovo aeroporto è indispensabile per gestire al meglio l'aumento del traffico aereo.
  • La realizzazione di un nuovo aeroporto favorirà un aumento dei turisti a Firenze, con buone conseguenze sull'economia fiorentina.
  • Il potenziamento dell'area aeroportuale è fondamentale per collegare ulteriormente le aree della piana fiorentina-pistoiese-pratese, creando nuovi posti di lavoro.
  • La realizzazione di una pista con orientamento 11/29 con orientamento "parallelo" all'autostrada anziché perpendicolare renderà più sicuri i voli, i decolli e gli atterraggi.
  • Il nuovo orientamento, insieme alla duna antirumore che si intende costruire nei pressi del Polo Scientifico, ridurrà inoltre i tassi di inquinamento acustico della zona.

... E i contro.

Le persone che si dimostrano contrarie al progetto del nuovo aeroporto riportano queste motivazioni:

  • Il progetto e le proposte del Masterplan 2035 non sono in grado di superare le criticità della zona o di rispondere alle reali esigenze del luogo. Il nuovo progetto presenta infatti le stesse debolezze di quelli del 2014 e del 2019, bocciati dal TAR.
  • La realizzazione di un nuovo aeroporto sicuramente andrebbe ad incidere negativamente sul mantenimento dell'oasi del Parco della Piana, della cui importanza territoriale ed ambientale abbiamo già parlato.
  • La realizzazione di un nuovo aeroporto appare a molti incompatibili con gli obiettivi europei di sostenibilità ambientale. L'aumento dei voli e gli eventuali danni al Parco potrebbero portare ad un aumento delle emissioni sul territorio della Piana fiorentina, già ampiamente antropizzato e industrializzato.
  • L'eventuale aumento dei voli e dunque il conseguente aumento del turismo potrebbe avere ricadute negativo sul funzionamento della zona. La zona di Firenze è già di per sé sovraffollata di turisti e di locali in ogni momento dell'anno: un ulteriore aumento dell'afflusso di persone nel territorio sicuramente causerebbe un aumento del costo dei servizi, dei beni primari, degli affitti e inoltre avrà ricadute certe sul funzionamento dei trasporti e delle normali infrastrutture cittadine.

L'inceneritore.

Anche se oggi (con grande gioia della comunità sestesa e del Circolo Legambiente di Sesto Fiorentino) è una questione pressoché chiusa, fino a tempi recenti il territorio del Parco è stato minacciato anche da un altro progetto di forte impatto ambientale, ovvero l'Impianto di Incenerimento che avrebbe dovuto essere costruito in zona Case Passerini.

ANALISI DEGLI IMPATTI IN FASE DI CANTIERE.

La realizzazione dell’impianto di incenerimento rifiuti in località Case Passerini avrebbe implicato alcuni fattori di fortissimo impatto ambientale sia in fase di cantiere che in fase di esercizio, individuati dall'analisi dell'ing. Carlo Botti.

Durante la fase di cantiere erano stati individuati i seguenti fattori di impatto:

  • Traffico indotto per il trasporto di materiali da costruzione. Il traffico stradale avrebbe costituito una minaccia per la fauna in quanto le infrastrutture necessarie alla mobilità rappresentano delle barriere fisiche per le varie specie animali. Ci sarebbe poi stato da considerare un incremento di mortalità animale a causa di incidenti dovuti al traffico per lo svolgimento delle attività di cantiere.
  • Emissioni sonore. I mezzi di trasporto che si sarebbero dovuti usare in fase di cantiere sarebbero stati fonte di emissioni sonore a bassa e ad alta frequenza, le quali sicuramente avrebbero rappresentato fattori di disturbo per le specie animali presenti nel territorio.
  • Scarichi di cantiere, emissioni inquinanti degli scarichi dei mezzi di cantiere, emissioni polverulente. L’emissione di inquinanti derivati dai processi di combustione dei macchinari e dei mezzi a motore avrebbe sicuramente avuto effetti negativi sulla flora e sulla fauna a causa del loro impatto sulla qualità dell’aria.
  • Impermeabilizzazione del suolo. La trasformazione dell’uso del suolo vrebbe potuto determinare alterazioni rispetto allo stato attuale tali da agire negativamente sulla vita naturale del territorio.

ANALISI DEGLI IMPATTI IN FASE DI ESERCIZIO.

Relativamente alla fase d’esercizio dell’impianto di incenerimento e termovalorizzazione, l’ingegner Carlo Botti aveva individuato alcune criticità peculiari, molte delle quali appartenenti alla medesima tipologia di problematiche già analizzate a proposito della fase di cantiere.

L’impatto durante la fase d’esercizio avrebbe riguardato sia la flora che la fauna del territorio, e sarebbe stato correlato principalmente a due tipi di emissioni atmosferiche: emissioni di sostanze e gas inquinanti dal camino dell’impianto (ovvero lo scarico del forno di combustione) ed emissioni acustiche legate al funzionamento delle componenti impiantistiche. Altre potenziali criticità sarebbero poi state legate al traffico associato al trasporto e agli scarichi idrici.

Tra i fattori di pressione più evidenti che avrebbero avuto impatti gravi sulla flora e la vegetazione possiamo includere:

  • Emissioni inquinanti dal camino di scarico dei gas combusti: durante il processo di combustione dei rifiuti sarebbero stati emessi gas combustibili potenzialmente dannosi per la qualità dell’aria e quindi per la sopravvivenza di specie vegetali e floreali.
  • Scarichi idrici: l’impianto avrebbe previsto la presenza di uno scaricoin corpo idrico superficiale con più canali specializzati in acque di prima pioggia, flussi di “troppo pieno” e prodotti reflui di processo.

Analogamente, tra i fattori di pressione più evidenti che avrebbero avuto impatti negativi sulla fauna possiamo menzionare:

  • Traffico indotto per trasporto dei rifiuti: il traffico indotto in fase di esercizio per il trasporto da e per l’impianto avrebbe potuto costituire per la fauna una potenziale causa di morte a seguito di incidenti.
  • Emissioni sonore, emissioni inquinanti del camino di scarico dei gas combusti, scarichi idrici.

Bisogna notare che nell'Analisi di Impatto Ambientale dell'ing. Carlo Botti molti dei fattori di rischio qui fatti presenti non vengono considerati eccessivamente dannosi o addirittura "non sussistenti" - viene infatti fatto presente che l'eventuale realizzazione dell'impianto di incenerimento avrebbe di fatto costituito solamente "un altro edificio industriale in una zona di per sé già ampiamente antropizzata ed industrializzata".

Ad ogni modo, il progetto dell'impianto di incenerimento e termovalorizzazione, a differenza di quello dell'aeroporto, è stato definitivamente bocciato, con enorme sollievo da parte degli abitanti di Sesto Fiorentino e del Circolo Legambiente che si occupa della gestione e della valorizzazione del territorio ed in particolare del Parco della Piana. Anzi: la bocciatura del progetto ha fatto sperare al circolo in un maggiore impegno del Comune e della Regione nei confronti del Parco e della sua valorizzazione.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

SIMONE GUIDOTTI, La piana di Sesto Fiorentino e il suo Parco, Sesto Fiorentino, Apice Libri, 2018.

Per il Parco Agricolo della Piana - Un comunicato per dire "no" al nuovo aeroporto di Peretola, in  Legambiente Toscana,  Sesto Fiorentino, 16 marzo 2019.

Sito del Club Legambiente di Sesto Fiorentino, dov'è possibile reperire molte informazioni a proposito del Parco e del territorio della piana:  Legambiente - sedi in Toscana .

Sito pubblico per il dibattito relativo all'aeroporto:  Dibattito Pubblico Aeroporto di Firenze.  

Analisi di Impatto Ambientale (ing. Carlo Botti) a proposito dell'impianto di incenerimento e termovalorizzazione di Case Passerini;  articolo di Legambiente a proposito della bocciatura del progetto.  

Immagine tratta da La piana di Sesto Fiorentino e il suo Parco, di S. Guidotti, Apice Libri, Sesto Fiorentino, 2018.

Immagine tratta da La piana di Sesto Fiorentino e il suo Parco, di S. Guidotti, Apice Libri, Sesto Fiorentino, 2018.

Immagine tratta da La piana di Sesto Fiorentino e il suo Parco, di S. Guidotti, Apice Libri, Sesto Fiorentino, 2018.

da "La Repubblica", 28 dicembre 2019

Un Cavaliere d'Italia (Himantopus Himantopus)

Un Airone Cinerino (Ardea Cinerea)

Un branco di fenicotteri (Phoenicopterus Roseus) nel Lago di Peretola

Anacamptis Laxiflora, l'orchidea acquatica

Speronella (Consolida Regalis)

Una veduta aerea dell'aeroporto, che mostra l'orientamento 5/23 della pista. I due numeri sono indicativi dell'orientamento della pista rispetto all'asse del Nord: 50° e 230°.

Il progetto per la pista "parallela convergente" del 2019.

Progetto del nuovo aeroporto di Peretola secondo il nuovo Masterplan 2035.