Fiumi, torrenti, canali:il reticolo idrografico superficiale

sul territorio di Sesto Fiorentino

INTRODUZIONE

Dall’inizio della nostra civiltà l’uomo ha privilegiato gli insediamenti prossimi ai corsi d’acqua, che tutt’oggi caratterizzano gran parte delle città. Fiumi e torrenti ci permettono di irrigare le coltivazioni e in passato venivano usati come vie commerciali. Oggi si configurano anche come fonte di energia sostenibile e rinnovabile. A causa del cambiamento climatico però i momenti di magra e quelli di piena tendono ad esasperarsi, facendo alternare grave siccità a devastanti alluvioni. Prima di entrare nel vivo della presentazione dobbiamo introdurre alcuni concetti generali riguardo ai corsi d’acqua.

I fiumi possono essere perenni temporanei, secondo che nei loro alvei si conserva, o no, una portata notevole in tutte le stagioni.

Fra i secondi vanno annoverati i torrenti, ai quali si attribuisce un crescere o scemare improvviso ricevendo direttamente le acque provenienti dalle piogge. La pendenza del fondo dei torrenti è quasi sempre notevole mentre quella dei fiumi è generalmente piccola. I corsi d'acqua che presentano caratteri intermedi tra il fiume e il torrente si dicono fiumi torrentizi. Poiché la portata di un fiume si presenta continuamente variabile si è indotti a considerare una portata media. La portata media per un secondo si chiama modulo del fiume. Si dice che un fiume è in magra quando è allo stato delle acque basse normali, intendendosi per magra massima assoluta in un certo periodo di tempo lo stato corrispondente alle acque più basse.

Il bacino di un fiume è costituito da tanti bacini quanti sono i corsi d'acqua che assieme confluiscono. Se il bacino è di piccola superficie, è facile che una pioggia dirotta si scateni su tutta la sua estensione, cosicché la portata del corso d'acqua aumenta; cessata l'intensa pioggia, la corrente d'acqua ritorna allo stato ordinario.

Allorché le acque di un fiume o torrente sono animate da velocità notevole, corrodono il fondo e le sponde dell'alveo caricandosi di materie solide che esse depositano nuovamente sul fondo dell'alveo quando la loro velocità diminuisce. Tali variazioni della velocità avvengono nei passaggi dallo stato ordinario a quello di piena e viceversa. Questi due effetti opposti prodotti dalle acque sono la corrosione e l'interrimento.

Opere di difesa nei corsi d'acqua naturali.

Bacini di ritenuta. - Per impedire le inondazioni della pianura bisogna ritardarvi l'arrivo delle acque di piena, trattenendo a lungo queste ultime nelle regioni superiori, diminuendo così la portata nel corso inferiore del fiume. Questo concetto si esplica con l'impianto di serbatoi, o laghi artificiali, che si formano sbarrando gli alvei con dighe e creando a monte di queste dei laghi moderatori delle piene. Perciò questi serbatoi hanno capacità limitata rispetto allo scopo di evitare le piene dannose.

La portata dell'erogazione che alimenta l'irrigazione o l'industria è relativamente piccola e facile a regolarsi; gli interrimenti che si formano nel bacino si espellono periodicamente in epoche opportune, per mezzo degli scaricatori di fondo delle dighe.

Tutto ciò costituisce un sistema equilibrato che può funzionare regolarmente, e a base di questo sistema stanno le dimensioni relativamente moderate del bacino. Ma un bacino costruito con dimensioni limitate non può esercitare sensibile influenza sulle piene perché, se collocato molto in alto, non raccoglierebbe che una parte minima delle acque che concorrono a formare la piena; e se collocato in basso non potrebbe più contenerle tutte

Arginature. - L'arginamento di un corso d'acqua naturale si può fare mediante argini longitudinali oppure con una serie di coppie di argini trasversali posti generalmente l'uno di fronte all'altro. Gli argini longitudinali tolgono ogni comunicazione tra l'alveo e le campagne adiacenti sommergibili dalle piene, obbligando tutta l'acqua del fiume o del torrente a passare con maggiore velocità per una sezione più ristretta, che in generale si conserva costante per lunghi tratti. Gli argini trasversali, per contro, collegandosi per un'estremità al terreno insommergibile e avanzandosi con l'altra verso la parte mediana dell'alveo, determinano un letto più regolare per il quale passa la corrente principale, ma lasciano ancora accessibili alle acque e ai loro depositi le due zone laterali sommergibili dalle piene.

canali di bonifica servono invece a facilitare l'allontanamento delle acque da terreni deficienti di scolo, e a raccoglierle e condurle a impianti meccanici di sollevamento (impianti idrovori). Un altro tipo di bonifica è rappresentato dalle colmate: nelle quali, anziché abbassare il livello delle acque rispetto al terreno, ci si propone invece di rialzare regolarmente le terre. Ciò può ottenersi con procedimento idraulico. Bonifiche per colmata sono in Italia quelle operate dall'Ombrone nelle paludi di Grosseto, dal Lamone nell'Emilia e altre.

Canali di scolo servono per prosciugare determinate zone, cantieri di lavoro, ecc. Analogamente possono pure servire tubi o condotti di drenaggio.

Il tombinamento è nella tecnica idraulica, termine in uso per indicare l’opera di sottrazione d’acqua a strati di terreno che ne siano imbevuti mediante un drenaggio ottenuto con tombini e altri sistemi di canalizzazione. La cementificazione dei fiumi è un’invenzione francese. Durante il XVIII secolo i corsi d’acqua erano fogne a cielo aperto. Per evitare cattivi odori ed epidemie gli ingegneri transalpini chiusero i canali cementificandoli. Con il passare degli anni le necessità cambiarono: negli anni ’60 e ’90 del Novecento i fiumi furono coperti per permettere l’edificazione di nuove costruzioni. Oggi in Italia si parla di 12mila chilometri di corsi d’acqua “tombati”.

 

IL TERRITORIO DI SESTO FIORENTINO

Il territorio di Sesto fiorentino si estende per 49,04 kmq, ricoprendo l’area tra la cosiddetta Piana Fiorentina e il Monte Morello. Questo territorio è stato nel tempo antropizzato e urbanizzato, prima utilizzato a scopo agricolo e poi passato ad un utilizzo sempre più a carattere industriale ed artigianale. Nel contesto di questo sviluppo sono state progettate opere di regimazione, bonifica, arginatura dei fiumi e sistemi di sollevamento meccanizzato delle acque meteoriche. Il territorio per sua natura è infatti soggetto a due tipi di rischio idraulico: • il rischio interno al comprensorio di bonifica costituito dalla probabilità di allagamento ed inondazione a causa di carenze del sistema di drenaggio afferente al sistema delle acque basse; • il rischio esterno al comprensorio dovuto alla probabilità di inondazione e sommersione delle aree a seguito di eventi idrologici riguardanti l’intero bacino del fiume Arno e dei suoi affluenti. Gli episodi di allagamento manifestatisi nel corso degli anni sono stati di varia intensità e anche in epoca recente, come descritto nelle memorie storiche ed in vari studi. La gestione del reticolo idrico è oggi affidata al Consorzio di Bonifica Medio Valdarno. Storicamente in data 26 gennaio 1929 l’allora Consorzio di Bonifica della Piana di Sesto Fiorentino e Territori Adiacenti (ora Consorzio Medio Valdarno) redigeva il “Progetto di massima della Bonifica” dove in particolare il Fosso Reale, il maggiore dei corsi d’acqua artificiali realizzati, assumeva l’attuale configurazione. Piano strutturale chiamato Piano di Classifica (2016): Classifica i vari corsi d’acqua per caratteristiche in modo da diversificare le tipologie di azioni da compiere su essi Con il suddetto Piano fu realizzata la separazione tra le acque “alte”, di origine esterna alla pianura, e quelle “basse”, interne ad essa. Le acque “basse”, private degli apporti esterni, vennero poi riorganizzate e portate a confluire, mediante un unico Collettore Principale (Fosso Reale), nel Fiume Bisenzio all’altezza dei Renai utilizzando il tratto terminale dell’esistente Canale Goricina opportunamente adeguato alle nuove funzioni idrauliche. Lo sviluppo delle città ha ovunque interferito con i corsi d’acqua, che da sempre – come testimoniano fonti bibliografiche e archivistiche, scritte, iconografiche e cartografiche – hanno costituito una risorsa essenziale (sia per l’approvvigionamento di acque potabili che per l’alimentazione di opifici industriali) e allo stesso tempo uno strumento per convogliare i reflui e, in certi casi, un pericolo durante gli eventi alluvionali. I corsi d’acqua sono stati rettificati, deviati e arginati, ne sono state realizzate derivazioni, sono stati coperti per far posto a edifici e strade, oltre che per ragioni estetiche e/o igienico-sanitarie. Di tutti questi interventi e, in particolar modo, delle operazioni di tombatura che hanno “nascosto” alla vista i torrenti urbani, i cittadini hanno perso la memoria, insieme alla consapevolezza dei potenziali rischi, come dimostrano molti eventi recenti. Anche gli enti preposti alla gestione e alla manutenzione della rete idrografica dispongono talvolta di informazioni limitate sul percorso, sulle caratteristiche, sulla portata dei corsi d’acqua tombati; sussistono inoltre problemi di natura normativa nel definire responsabilità e competenze. Obiettivo del contributo è presentare una metodologia finalizzata alla ricostruzione del reticolo idrografico storico di un’area scelta come caso di studio (Piana Firenze-Prato-Pistoia): a partire dall’analisi di fonti cartografiche storiche e archivistiche, il progetto ha previsto la realizzazione di uno strato informativo georeferenziato dei tracciati “storici” dei corsi d’acqua e delle variazioni intervenute (comprese le operazioni di tombatura) negli ultimi due secoli; ai singoli tratti del reticolo idrografico sono associate le informazioni cronologiche ad essi relative. La creazione del database è stata accompagnata da uno studio geo-storico complessivo finalizzato a contestualizzare le notevoli trasformazioni che la rete idrografica ha subito nel corso dei secoli. Nell’area urbana di Firenze, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento, molti corsi d’acqua minori sono stati deviati o interrati nello sviluppo edilizio della città e dei centri circostanti. Gli esempi più noti sono rappresentati dal torrente Affrico e dal torrente Mensola nel comune di Firenze e dal torrente Gavine in quello di Sesto Fiorentino, ma altrettanto significativi sono i casi dei fossi di San Gervasio, della Lastra, di Montughi o dell’Arcovata, di San Rocco, del Gelsomino nel comune di Firenze. Per la realizzazione dei layer, è stato utilizzato, come base informativa, il “reticolo idrografico di gestione” realizzato dalla Regione Toscana in formato digitale in attuazione della L.R. 79/2102, art. 22, lettera e) e DCRT 101/2016 e successivi aggiornamenti. Questo archivio è stato rilasciato nel 2013 e poi successivamente 14 aggiornato in seguito a modifiche territoriali o infrastrutturali (versione utilizzata 2017). Per la ricostruzione della rete idrografica storica sono state utilizzate fonti bibliografiche edite e, soprattutto, cartografie storiche a grande scala dell’area fiorentina (realizzate a partire dal XVI secolo, ma soprattutto a partire dal XVIII secolo) e, in particolar modo, i fogli di mappa del catasto particellare ottocentesco in scala 1:2.500, di cui è disponibile anche una versione digitale georeferenziata realizzata a cura di regione Toscana, consultabile on line, anche in formato WMS. Per il periodo successivo all’Unità d’Italia si sono utilizzate alcune carte topografiche a grande e grandissima scala prodotte dall’Istituto Geografico e alcune piante della città e degli immediati dintorni, conservate presso l’Archivio Storico del Comune di Firenze. Dal punto di vista metodologico, utilizzando come base il layer del “reticolo di gestione”, sono state acquisite le informazioni presenti nelle carte storiche consultate, evidenziando le permanenze e riportando, tramite la digitalizzazione di nuove linee o l’aggiunta di attributi alle feature esistenti (eventualmente suddivise in più tratti), tutte le differenze rilevate tra il reticolo attuale e quello storico. In particolare, sono stati aggiunti o indicati: - tratti non presenti nel reticolo attuale; - tratti modificati nel reticolo attuale; - tratti presenti nel reticolo attuale e non presenti nelle fonti storiche. A ciascun tratto è stata associata l’indicazione della datazione e della fonte da cui sono tratte le informazioni e l’eventuale copertura del corso d’acqua. Il risultato del lavoro di analisi e acquisizione operato consiste, per tutti i comuni della Piana Firenze-Prato-Pistoia (come sopra indicati), in un archivio digitale georeferenziato in formato shapefile del reticolo idrografico attuale e storico. Il file geografico è il risultato dell’integrazione delle feature esistenti nell’archivio reso disponibile da Regione Toscana, i cui attributi sono stati opportunamente popolati, e di altre inserite ex novo sulla base delle cartografie storiche, relative a tratti non presenti nel reticolo attuale. Complessivamente, in relazione all’ambito geografico dei comuni compresi nell’area della Piana Firenze-Prato-Pistoia, sono stati inseriti 1827 nuovi tratti, per un totale di circa 535,35 km. Attualmente la canalizzazione e le arginature funzionano ma quando ci sono delle alluvioni si hanno dei problemi: il Fosso reale (= canale maestro della bonifica della piana che sfocia nel Bisenzio) quando il Bisenzio va in piena e tende a invadere il fosso reale che ha una pendenza minima a causa della Piana—> l’acqua ristagna se aumenta la portata—> In passato vennero sfruttate delle porte vinciane simili a delle persiane che stanno aperte e che si chiudono se il Bisenzio sale, in modo da non far ristagnare il fosso reale—> altro problema: Se le porte vinciane si chiudono il Bisenzio non può sfociare più nel fosso reale, quindi straripa facendo emergere i fossi fognari. Negli anni 90 sono stati realizzati una serie di impianti, post alluvione del 92–> es. impianti idrovori che alzano l’acqua per spostarla nell’Arno: se il Bisenzio è in piena il Fosso Reale viene deviato in un canale da cui viene scaricata in Arno—> se è pieno anche l’Arno il problema sussiste, per questo motivo la regione sta mettendo in atto una area di escavazione vicino al fosso reale per risolvere questa situazione, aggravata dalle catastrofi ambientali dovute al cambiamento climatico.

mappa arcgis dei corsi d'acqua di Sesto Fiorentino

I TORRENTI NATURALI DI SESTO FIORENTINO

Ora affronteremo quelli che sono i fiumi naturali più importanti sul territorio di Sesto Fiorentino, che sono il Torrente Zambra e il Rimaggio. Parleremo anche del Terzolle, che nonostante appartenga al territorio sestese solo in minima parte, si configura come un fiume interessante da trattare. Morello, il cui nome deriva dalla chioma nerissima di cui erano rivestiti gli abeti secolari piantati fittissimi sulle sue cime al tempo dei Longobardi, è l’unica montagna dell’ampia conca fiorentina, suddivisa tra i comuni di Sesto Fiorentino, Calenzano, Vaglia e Firenze. L'area è molto ricca di acqua nel sottosuolo che permette una portata perenne nei fondovalle e di conseguenza una vita ecologicamente ricca e complessa dal punto di vista della flora e della fauna. Come spiegato sopra, quando si è trattato del reticolo idrografico di Sesto Fiorentino, tutti i Fiumi naturali presenti sul territorio partono dal Monte Morello per poi andare a confluire nei due Canali di cinta, che sono stati un importante intervento di regimazione idraulica, in quanto l'acqua tende a ristagnare nella piana sotto il monte, il che, ovviamente, aumenta il rischio di esondazione. Ora andreamo a parlare più nello specifico di alcuni dei più importanti torrenti naturali presenti nel territorio di Sesto Fiorentino per comprendere meglio la richezza del territorio che stiamo affrontando, tuttavia è importante ricordare che utilizzare il termine “naturale” per riferirsi a questi torrenti risulta ormai improprio, in quanto, sono corsi d’acqua che presentano in diversi tratti un notevole intervento umano.

il torrente Rimaggio

Il Torrente Rimaggio nasce alle pendici del Poggio Casaccia, nel complesso montuoso di Monte Morello. Passa per la frazione di Colonnata, attraversa Sesto Fiorentino, prosegue nella piana dell’Osmannoro e va a lambire la frazione di San Piero a Ponti prima di immettersi nel Fiume Bisenzio che porterà le sue acque in Arno. Il suo percorso a monte ha un’alta valenza naturalistica: è il tratto che parte dal Mulino di Gualdo e arriva nell’abitato di Colonnata, questo tratto tuttavia è poco noto e poco visibile perché poco raggiungibile e quindi poco fruibile, se non per piccoli tratti isolati. Tuttavia nel corso del 2019 dalla Cooperativa sociale La Fonte di Cercina con la collaborazione del CAI (Club Alpino Italiano), su incarico dell’amministrazione comunale di Sesto Fiorentino e della Regione Toscana, è partito un progetto di riqualifica del noto torrente. Un interessate fatto da rilevare per quanto riguarda il Rimaggio è come la sua acqua venga utilizzata per annaffiare la Villa Corsi Salviati. Infatti, lungo il torrente è presente una presa d’acqua che va a riempire una cisterna che avrà proprio quest’ultimo utilizzo.

il torrente Zambra

Il Torrente Zambra è scavato nella parte più meridionale del massiccio di Monte Morello, nasce a Monte della torre di Baracca. La Zambra forma una valletta poco conosciuta e piuttosto selvaggia, ricca di storia e di vestigia del passato. Il nome Zambra sembrerebbe derivare dall’ etrusco “zamera” o “sambra”, che significherebbe “fiume” o, secondo alcuni, più propriamente, “fiume dei morti", infatti segna il confine basso della necropoli villanoviana di Palastreto, risalente all’VIII secolo a.C. Il torrente offre ottime opportunità anche per gli amanti del trekking, essendo immerso in un paesaggio tipico da collina toscana: versanti dolci, boschi misti di latifoglie alternati a uliveti, macchie di cipressi e campi coltivati, con piccoli gruppi di case che spuntano qua e là dalla vegetazione.

il torrente Terzolle

L’area naturale protetta di interesse locale (A.N.P.I.L.) del Torrente Terzolle è stata istituita nel 2006 e fa parte dell’elenco ufficiale delle Aree Protette della Regione Toscana. Occupa una superficie di 1927 ettari e si estende nei Comuni di Firenze, Sesto Fiorentino e Vaglia. Quest'area trae la sua ricchezza dall'abbondanza di acqua presente nel sottosuolo che veniva sfruttata fin dai tempi antichi attraverso lo sfruttamento delle sorgenti che alimentano i due rami del torrente, il Terzolle (che scorre dalla parte di Cercina) ed il Terzollina (che va dal vallone omonimo presso Montorsoli). Questa abbondanza di acqua permette vita ecologicamente ricca e complessa dal punto di vista della flora e della fauna. Il bacino del Terzollina ha una superficie di circa 4,7 km² pari circa a un quinto di quello del Terzolle.

I CORSI D'ACQUA ARTIFICIALI DI SESTO FIORENTINO

il fosso Reale

L’equilibrio idro-geologico nella Piana è assicurato da un sistema a due gambe, le cui origini risalgono all’epoca medicea e che ha subito il suo assetto attuale durante l’ultimo intervento del 1929: con un collettore delle acque alte, ossia dei torrenti che discendono dalla Calvana e da Monte Morello, le cui acque vengono raccolte e accompagnate verso la foce in un canale i cui argini sono alti almeno 4-5 metri (e in alcuni punti 8) per impedire che durante piogge copiose esondino e allaghino la Piana. E’ questo il Fosso Reale, che, nonostante il nome, non è affatto un fosso, ma un collettore, un vero e proprio canale.

Durante questa nostra ricerca abbiamo individuato e descritto il corso dei fiumi naturali di sesto fiorentino, sono emerse però informazioni anche a proposito di alcuni fiumi artificiali presenti sul territorio. Tra questi corsi d’acqua possiamo individuare per certo il Fosso Reale, un corso d’acqua di circa 6km di lunghezza che attraversa i comuni di Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio. Il fosso fu realizzato nel 1570, è di costruzione artificiale e serviva per razionalizzare lo scorrimento delle acque nella pianura dell’Osmannoro solcata da molti piccoli corsi d’acqua soggetti a straripamenti. Questo nuovo fosso quindi aveva il compito di raccogliere le acque di questi corsi e portarle nel Bisenzio. Il fosso reale si forma nella zona del casello di sesto fiorentino dalla A11, dove raccoglie le acque di numerosi fossi della piana tra cui il Rimaggio;  attraversa poi la piana dell’Osmannoro e fa per un lungo tratto da confine comunale tra Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio. Giunge poi in prossimità di San Donnino e prosegue verso San Mauro a Signa, nelle cui vicinanze si getta nel Bisenzio. Il Fosso Reale è composto da due scolmatori di appoggio, collegati tra di loro da un canale che bypassa il fosso nella zona di San Donnino. Da questo canale sotterraneo passarono le acque dell’Arno che sommersero San Donnino il 5 novembre 1966, fino ad allora bloccate dall’argine, allagando una larga parte del comune di Campi Bisenzio. Possono essere considerate costruzioni artificiali anche i due canali di cinta, il Canale di cinta orientale e il Canale occidentale. Questi canali hanno lo scopo di far confluire le acque provenienti dal Monte Morello nel Fosso Reale il quale poi sfocia nel Bisenzio. I canali di cinta si trovano su un terreno piano e, per evitare che le acque raccogliessero meno sedimenti, sono state costruite delle briglie.

Il Fosso Reale e l'autostrada

Un avvenimento interessante da riportare fu la lotta che vide protagonisti il fosso reale e l’autostrada. Dopo vari tentativi l’acquedotto del fiora ha trovato una soluzione. Il fosso reale, infatti, scenderebbe sotto di essa nel nuovo  percorso dopo la deviazione dovuta alla presenza dell’aeroporto di Firenze. Con un termine più adeguato si può dire che sarebbe “tombato” ;  ridotto a sei o sette grosse tubature sepolte per un centinaio di metri nell’attraversamento sotto le corsie autostradali che subirebbero solo un modesto rialzamento, invece del completo rifacimento di un lungo tratto necessario per superare il dislivello previsto in caso di nuovo ponte rialzato di 6 metri sopra gli argini. La soluzione trovata è stata quella di considerare un imponente corso d’acqua alla stregua di un fossetto che, all’incrocio con una strada, si può far passare sotto o che addirittura si può coprire per tratti più o meno lunghi, con effetti sempre più negativi sull’efficacia della regimentazione delle acque. Ma quali sono le conseguenze? Le conseguenze sono che il fosso strozzato sotto terra non potrà più garantire lo smaltimento delle acque alte provenienti dai monti alle spalle di Sesto Fiorentino. L’attraversamento dell’autostrada avverrà “in pressione”, ben al di sotto della quota di massima piena data dagli argini: nei momenti di crisi idraulica nessuno può escludere che si crei un permanente ostacolo al deflusso. Per questo motivo, sono state create due casse di espansione le quali però non mettono a tacere i dubbi che emergono sulle possibili conseguenze relative al rischio idraulico. Le casse di espansione sono dei bacini artificiali di contenimento di raccogliere temporaneamente l’acqua dei fiumi quando raggiungono la piena per poi farla defluire in modo controllato, evitando la tracimazione. Al raggiungimento di un determinato livello del corso dell’acqua quest’opera idraulica prevede che una parte della portata del fiume venga deviata nel bacino artificiale “di espansione” affinché la portata del fiume si attenui e non avvenga un’esondazione. Sono note le casse di espansione di Padule alla Querciola, si trovano in una zona artigianale dove per realizzare nuovi capannoni è stata costruita una vasca connessa ai canali dove scarica l’acqua in eccesso durante le piene. Adesso è dotata di un’area umida per la fauna ma anche con valenza ricreativa come zona verde. 

I FIUMI TOMBATI

Il fiume tombato è un fiume che a causa dell'urbanizzazione, quindi alla costruzione di strade, ferrovie o edifici, viene trasformato in un canale sotterraneo. Quando viene fatto ciò, viene meno lo scolo, che è l'area lungo gli argini del fiume che permette alle acque di defluire quando la portata del fiume aumenta significativamente. Perciò questi fiumi artificialmente coperti per lunghi tratti, il letto dei quali è stato ristretto e modificato, spesso sono incapaci di contenere l'acqua piovana in eccesso, generando allagamenti. Il rischio di alluvione è molto diffuso in Italia, soprattutto per via delle più frequenti e disastrose piogge dovute ai cambiamenti climatici, perciò si è reso necessario cercare di tentare almeno di prevenire possibili catastrofi. Le aree che possono essere interessate dallo straripamento dei fiumi di grandi dimensioni sono individuate dal Pai (Piano di assetto idrogeologico) che è realizzato dall'autorità di bacino o dalla regione. Il comune poi, elabora un piano di protezione civile tenendo conto di queste informazioni e di eventuali studi sulle aree a rischio. Naturalmente, più grande è il corso d'acqua, più aumenta la capacità di previsione. Per quanto riguarda invece torrenti più piccoli, fiumi tombati o le reti fognarie, il livello delle acque può crescere molto più rapidamente, lasciando perciò tempi di intervento ridotti e rendendo decisamente più difficile prevedere eventuali allagamenti.

Le criticità dei fiumi tombati sono infatti, per prima cosa, idrauliche, poichè, come abbiamo già detto, quando la portata d'acqua e dunque anche la pressione sono troppo potenti, il fiume esonda dove può esondare, allagando magari strade, case, cantine o scantinati. Per evitarlo sarebbero necessari diversi interventi, come per esempio delle vasche di scolo, in particolare a monte del fiume, per evitare che la portata d'acqua arrivi sotto terra con troppa potenza. Anche strutture come le briglie aiutano a regolare il buon funzionamento della tombatura, raccogliendo i sedimenti in modo che non intasino il corso d'acqua sotterraneo.

esempio di briglia a pettine

Le criticità dei fiumi tombati sono anche di tipo depurativo, poichè molto spesso accade che le acque del fiume tombato si uniscano alle acque delle fognature. Quando accade ciò, i batteri specializzati nella depurazione si trovano ad avere a che fare con un acqua mista e non lavorano correttamente; oltre al fatto che abbiamo un sovraccarico d'acqua al livello dell'impianto depurativo. Per quanto riguarda l'area di Firenze, essa in origine era posta al centro di una piana alluvionale attraversata longitudinalmente dal fiume Arno e solcata da numerosi corsi d’acqua minori che, con tracciati anche molto diversi da quelli attuali, recapitavano le acque in Arno. La piana dove oggi si trova la città è soggetta ad allagamenti dovuti sia dall'Arno stesso che dai corsi d'acqua minori. Entrambi hanno subito delle deviazioni a causa dei trasporti alluvionali. Si parla spesso infatti di bracci secondari del fiume, chiamati "bisarni", e di isole fluviali saldate alle sponde. I corsi d'acqua minori hanno di conseguenza cambiato il loro percorso per adeguarsi a quello del corso d'acqua principale. La mappatura idrografica dei fiumi è dunque notevolmente cambiata, per via soprattutto dell'urbanizzazione, che stravolge, spesso senza il rispetto della natura, l'assetto di quest'ultima.

Nell'analizzare la piana di Sesto Fiorentino, che è stata appunto soggetta a numerose modifiche e bonifiche, abbiamo individuato, per quanto riguarda la tombatura dei corsi d'acqua, in primo luogo la Gora di quinto. Questa presenta una caratteristica briglia a pettine, di cui si parlava prima, atta a salvaguardare il buon funzionamento della parte tombata. Anche parte del Fosso di quarto è tombata e già nel tratto di monte presenta caratteristiche e funzioni di fognatura urbana, raccogliendo anche acque miste. Successivamente abbiamo il Terzolle, corso d'acqua che un tempo sfociava nell'Arno all'altezza del Ponte alle Mosse e che adesso sfocia nel Mugnone, che presenta una tombatura in quota piuttosto inusuale; la tombatura si trova tra l'altro su una confluenza, altro tratto particolare. C'è chi ipotizza che questa tombatura sia stata fatta per via della costruzione della ferrovia faentina, ma non si è certi di questo.

E per finire troviamo il Gavine, che presenta la tombatura più lunga, ma anche per certi versi più pericolosa trovandosi su un terreno franoso. Il Gavine inoltre, è parzialmente tombato e questo aspetto rappresenta un incremento delle criticità poichè l'energia potenziale dell'acqua aumenta notevolmente quando essa si immette nella tombatura, andando a creare, come avevamo già detto, una forte pressione che spesso porta a fuoriuscite d'acqua.

Abbiamo visto che la costruzione di determinate strutture può limitare danni simili, ma gli effetti di un'alluvione o di un allagamento si ridurrebbero soprattutto con provvedimenti che vadano a impedire o limitare l'espansione urbanistica nelle aree alluvionabili, ma purtroppo l'azione dell'uomo molto spesso non tiene conto del rispetto del territorio e del suo assetto, mettendo tra l'altro se stesso in pericolo. 

BIBLIOGRAFIA/ SITOGRAFIA

hhtps://www.treccani.it

Gonnelli, A., Manetti, I., Tarchiani, N., I bacini fognari di Firenze ed interconnessioni con la rete idraulica superficiale. Bollettino Ingegneri, 7-8, 3-19 (2004). https://www.provincia.bz.it/sicurezza-protezione-civile/protezione-civile/downloads/alluvione- pieghevole-ita-2.pdf

mappa arcgis dei corsi d'acqua di Sesto Fiorentino

il torrente Rimaggio

il torrente Zambra

il torrente Terzolle

il fosso Reale

esempio di briglia a pettine